mercoledì 30 aprile 2008

Ennio Zangheri e Giulietta Cavallotti

Una doppia personale a Via Metastasio 15

Diversamente dalla sua produzione tradizionale incentrata sullo studio del ritratto Ennio Zangheri presenta alla Galleria Via Metastasio 15 opere della nuova produzione Neo in cui lascia spazio ad una più libera espressione gestuale e cromatica.

La ricerca dell’artista è evidente nella scelta delle superfici di fondo e soprattutto nella stesura dei colori. In particolare Zangheri è affascinato dalle possibilità dello smalto che viene usato per la particolare brillantezza cromatica, ma anche per le capacità di reazione con la superficie di supporto: la plastica.



Le opere sono il risultato di uno specchio inglobato in una cornice a sua volta “fasciata” da fogli di plastica trasparente tesa. Un fondo dalle potenzialità vibranti, una “tela moderna”su cui è steso con energia il colore.


Si creano così interessanti sovrapposizioni e vibrazioni cromatiche cercate volutamente dall’artista grazie anche alla scelta di particolari solventi che vengono uniti agli smalti e lasciati reagire.


I colori usati sono caldi e brillanti nei gialli, rossi e arancio ma anche più tenui e delicati come l’azzurro, il verde pallido e il rosa mescolati al marrone e al bianco.

Anche sulle tele tradizionali rimane evidente una insistente ricerca sulle superfici. I fondi infatti sono realizzati sovrapponendo alla tela, carte di diverse consistenze e spessori che inseriscono, con le loro tramature, nuovi giochi di forme e colori capaci di interagire con le pennellate stese dall’artista.

La ricerca sulla materia contraddistingue anche la produzione di Giulietta Cavallotti nella serie intitolata I Cantieri, cinque tele che esprimono tramite il particolare soggetto urbano spesso degradato, una ricerca sull’uomo e sulle fatiche del lavoro.

Giocando con stucchi e sabbiature e con una stesura cromatica spessa e opaca, l’artista rende le superfici delle tele grezze ed in rilievo. L’asfalto, la ruggine il metallo dei cantieri sono resi nei colori e nelle superfici scabre trasmettendo il senso del lavoro, della fatica ma anche dello scorrere inesorabile del tempo.




Giorgia Simoncelli

TALENT PRIZE 2008

La Fondazione Roma, ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività, indice, in partnership con la rivista “INSIDEART”, organo di informazione e di opinione specializzato in arte contemporanea, il Premio Fondazione Roma Giovani Artisti-Talent Prize 2008.
A Roma, presso la sala delle conferenza stampa il prossimo 5 maggio alle ore 12.00, si svolgerà la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.
Si tratta di un concorso aperto a giovani artisti, fino all’età massima di 35 anni, che vogliano esprimere, attraverso forme diverse di arte visiva – pittura, scultura, fotografia, video installazioni – il proprio talento artistico.
“Il Premio Fondazione Roma Giovani Artisti – dichiara il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – è una delle molteplici iniziative di questa Istituzione nel settore dell’ Arte e cultura e rappresenta una occasione, cercata, fermamente voluta e costruita con entusiasmo, per favorire la creatività artistica ed affermare la centralità dell’arte nella sua dimensione universale, come strumento di dialogo, di incontro e confronto. Anche una occasione – continua Emanuele – per scoprire e valorizzare giovani talenti, che aspirano ad esprimere la propria fantasia, creatività e competenza artistiche e a conquistare un adeguato spazio nel mondo della cultura e delle arti”.

Le opere degli artisti che parteciperanno al concorso saranno sottoposte alla valutazione di una giuria composta dal Presidente Emanuele e da critici di rilevanza internazionale (Enrico Crispolti, Anna Mattirolo, Ludovico Pratesi, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Guido Talarico, Nicoletta Zanella). La stessa giuria procederà a scegliere le opere che verranno ammesse in finale. Una prima selezione su immagine digitale, una seconda selezione su opera originale e la valutazione complessiva del pregio artistico dell’opera, nonché delle competenze e qualità che emergeranno dal curriculum di ciascun partecipante, saranno i principali parametri di valutazione e selezione delle opere finaliste.
Al vincitore verrà riconosciuto un premio in denaro, sarà dedicato un apposito servizio sulla rivista “INSIDEART”, ed una scheda personale all’interno catalogo del Premio Fondazione Roma - Giovani Artisti 2008, appositamente redatto per l’iniziativa.
A conclusione del concorso, la Fondazione Roma allestirà presso le proprie sale espositive del Museo del Corso una presentazione pubblica delle opere dedicata ai finalisti e alle rispettive opere in concorso.
Sui siti http://www.museodelcorso.it/ e http://www.insideitalia.it/
è possibile reperire informazioni dettagliate e scaricare il bando completo per la partecipazione al concorso. Il termine ultimo per la presentazione delle domande di ammissione è il 15 luglio 2008.


Fondazione Roma
La Fondazione Roma è un ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività. Essa è un soggetto attivo, per continuità dell’istituzione da cui proviene, nella storia delle opere generate dallo slancio verso le persone più bisognose e verso le necessità del territorio. Senza soluzione di continuità storica, si inserisce tra il Monte di Pietà di Roma, istituito nel 1539 al fine di sconfiggere l’usura, e la Cassa di Risparmio di Roma, che non a caso lo incorporò nel 1937. L’identità di oggi è quella di una moderna operating foundation che agisce, secondo principi di solidarietà e sussidiarietà, a sostegno di cinque settori di grande rilevanza sociale: Sanità – Arte e cultura – Istruzione – Ricerca scientifica – Assistenza alle categorie sociali deboli. La Fondazione Roma recepisce ed applica il modello delle “Fondazioni Aperte”, che persegue come strategia operativa e con appassionato entusiasmo, anche attraverso preziose sinergie con gli stakeholder del territorio di riferimento, dando risposte in modo efficiente, flessibile, dinamico e trasparente alle esigenze della collettività.

Per ulteriori informazioni:
Fondazione Roma

Via Marco Minghetti, 17
00187 Roma
Tel. 06/6976450
http://www.museodelcorso.it/
info.talentprize@fondazioneroma .it
talentprize@insideitalia.it



martedì 29 aprile 2008

lunedì 21 aprile 2008

ASPETTANDO LA MORTE PER L'ARTE

The German artist Gregor Schneider is planning the ultimate performance piece: showing a person dying as part of an exhibition.

Advert

I want to display a person dying naturally in the piece or somebody who has just died,” he told The Art Newspaper. “My aim is to show the beauty of death.”

The artist says that Dr Roswitha Franziska Vandieken, who runs her own private clinic in Düsseldorf, has agreed to help find volunteers who are willing to die in public in the name of art. Dr Vandieken was unavailable for comment. “I am confident that we’ll find people to take part,” says Schneider.He says he would like to stage the performance at the Haus Lange museum in Krefeld, Germany. The museum declined to comment.Schneider says that if the museum will not agree to take part, he will stage the piece in a studio space in his hometown of Rheydt, western Germany.Schneider has long been fascinated with the idea of showing death in a museum setting: in 2000 he himself feigned death as part of an exhibition at the Haus Esters museum in Krefeld (left).The artist, who is known for his unsettling installations, currently has an exhibition at La Maison Rouge in Paris (until 18 May) which consists of a series of rooms of decreasing size. Visitors enter alone and, after progressing through a series of spaces, end up in a completely dark room. They must find their own way out and are filmed throughout. (www.river-blog.com)

JOHAN LORBEER

Johan Lorbeer gioca con suo corpo, lasciandolo sospeso lungo le parerti in Germania . . .

(www.river-blog.com)

LI WEI



LI WEI è un'artista cinese che si diverte a ricreare situazioni paradossali attraverso specchi, cavi d'acciaio e la temerarietà dei suoi collaboratori. (www.river-blog.com)

SAVE THE DATE

GOD & GOODS
Spiritualità e confusione di massa

a cura di Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto

20.04. – 28.09.2008

inaugurazione sabato 19 aprile 2008 ore 18.00

Il 19 Aprile 2008 inaugura GOD & GOODS. Spiritualità e Confusione di Massa, la nuova grande mostra che apre la stagione estiva del Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin. Curata da Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto, l’esposizione vuole presentare la spiritualità e il concetto del sacro attraverso le interpretazioni di trenta artisti contemporanei.

Le opere in mostra di Adel Abdessemed, Victor Alimpiev e Marian Zhunin, Darren Almond, Thomas Bayrle, Cai Guo Qiang, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, George Condo, Abraham Cruzvillegas, Colin Darke, Berlinde De Bruyckere, Cerith Wyn Evans, Fischi/Weiss, Katharina Fritsch, Felix Gonzalez-Torres, Subodh Gupta, Huang Yong Ping, Christian Jankowski, Koo Jeong-A, Sarah Lucas, Dan Perjovschi, Susan Philipsz, Richard Prince, Anri Sala, Nedko Solakov, Thomas Struth, Piotr Uklanski, Yan Pei Ming e Arthur Zmijewski sottolineano domande esistenziali, giocano con i sensi e la percezione della realtà e affrontano in alcuni casi i meccanismi del credo. L’arte guarda alla religione da una prospettiva esterna: può rivelare il potere evocativo di un’immagine così come rapportare la mitologia del bene di consumo a quello dell’iconografia sacra.

In passato arte e religione sono state indissolubilmente legate, considerando che solo alcuni secoli fa gli artisti hanno iniziato ad affrancarsi dai desideri e dalle necessità dei committenti. Ma qual è oggi il rapporto tra arte e religione? Forse è corretto dire che l’arte e la religione sono complementari: una si pone delle domande mentre l’altra fornisce delle risposte. Ciò che le avvicina non è la loro consequenzialità ma, al contrario, la loro comune fonte di dubbio: oggi soggetto dell’arte e da sempre all’origine della religione1.

Questa mostra vuole infatti osservare come, attraverso il dubbio, gli artisti abbiano sfidato gli stereotipi e le limitazioni del concetto di Dio per sostituirlo con tanti altri e infiniti punti interrogativi. God & Goods parte dal principio che Dio può essere le cose, può essere Ciò che determina le cose, può essere un Sistema, può essere una Forza, una Ricerca, una Conseguenza, un’Idea in costante e inarrestabile oscillazione.

Le opere degli artisti in mostra, realizzate dalla fine degli anni Ottanta sino ai giorni nostri, sino ad includere alcuni progetti speciali realizzati appositamente per l’occasione, affrontano l’idea della religione da una serie di punti di vista trasversali: possono confrontarne con irriverenza i dettami, possono analizzarne sistemi e dinamiche o possono proporre, ironicamente o meno, modelli alternativi.

Tra le opere esposte all’interno di Villa Manin, in Christ you know it ain’t easy Sarah Lucas tesse tra loro centinaia di sigarette, per creare la figura di Cristo sul crocefisso, proponendo un approccio irriverente all’iconografia religiosa classica e mettendo in discussione il significato di vizio e dipendenza nella società consumistica odierna. Anche Thomas Bayrle reinterpreta con pathos profano lo stesso simbolo cristiano, attraverso un collage di tante piccole sequenze, raffiguranti veicoli in corsa lungo un’autostrada alla ricerca di un’irraggiungibile destinazione, mentre solleva domande esistenziali e metafisiche così come futili dubbi quotidiani la serie Untitled (questions), di Fischli & Weiss, che riflette la dimensione dell’incertezza e della fragilità della condizione umana.

La tensione spirituale assume invece connotazioni sociali e politiche nel video Them di Arthur Zmijewski, dove la libertà di espressione si scontra con la difficile convivenza tra i diversi ideali religiosi e morali.

Se Colin Darke propone un modello di credo alternativo, che mette in relazione l’artista e la sua creazione così come ideologia politica e alienazione, Richard Prince si ispira alla leggendaria tradizione del cowboy americano, da una famosa pubblicità di sigarette. Nell’estrarre questa iconografia dal suo contesto commerciale, l’artista dà forma a una nuova mitologia, che fornisce un altro modello di libertà e aspirazione. In modo diverso, Darren Almond crea immagini sublimi e trascendenti della natura, che richiamano il desiderio dell’uomo di trovare un senso nella complessità dell’universo. Una narrativa più privata e malinconica è quella rivelata dal mendicante che dorme all’interno del Duomo di Milano, nel video di Anri Sala: qui la chiesa, prima di acquisire una funzione spirituale, appare come rifugio fisico e concreto. Lo stesso luogo di culto è soggetto della fotografia di Thomas Struth, che analizza la struttura e i meccanismi del credo attraverso una visione oggettiva.

Sono previsti inoltre quattro interventi nel Parco circostante la Villa, ad opera di Maurizio Cattelan, che presenta per la prima volta in Italia Frau C., Felix Gonzalez-Torres, Subodh Gupta e Susan Philipsz.

La mostra GOD & GOODS non si focalizza semplicemente sulla religione, ma presenta un gruppo di opere d’arte che, lungi dal proporre conclusioni, pongono l’individuo di fronte ad ogni tipo di domanda. Come la religione, l’arte è spinta da un’urgenza e una necessità e questa mostra vuole leggere la necessità attraverso le sue inafferrabili fonti e indefinibili conseguenze.
La mostra, aperta al pubblico fino al 28 settembre 2008, sarà accompagnata da un catalogo in italiano ed in inglese, con testi dei curatori, apparati biografici ed immagini delle opere in mostra.
Coordinate della mostra

Titolo: GOD & GOODS. Spiritualità e Confusione di Massa
A cura di: Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto

Date: 20 aprile – 28 settembre 2008
Inaugurazione: 19 aprile 2008, ore 18.00

Presso: Villa Manin Centro d’Arte Contemporanea
Piazza Manin 10, Passariano, 33033 Codroipo (UD) Italy
Orari: dal 20 aprile al 31 maggio

martedì - venerdì 9 / 18, sabato e domenica 10 / 20, lunedì chiuso
dal 1 giugno al 28 settembre

martedì / domenica 10 / 20, lunedì chiuso
Biglietti: intero € 6 + 1 (mostra + parco), € ridotto 4 + 1, ridotto gruppi € 2 + 1
€ 1 (solo parco)

Info: Antonella Torriglia, tel 0432 821211 fax 0432 821229
www.villamanincontemporanea.it press@villamanincontemporanea.it

Ufficio stampa: Ilaria Gianoli tel. +39 333 6317344 ilariagianoli@tin.it
Marta Colombo . +39 340 3442805 martacolombo@gmail.com

GIOVANNI FATTORI TRA EPOPEA E VERO

Omaggio nel Centenario della morte
Livorno - Granai di Villa Mimbelli e Museo Fattori
Dal 22 aprile al 6 luglio 2008
Livorno, Sala degli Specchi di Villa Mimbelli
Via San Jacopo in Acquaviva, 71
20 sezioni, circa 290 opere e altrettante testimonianze per la più organicaretrospettiva realizzata su Giovanni Fattori negli ultimi decenni
Livorno - Cent'anni fa mancava Giovanni Fattori e la sua città natale, Livorno, ha voluto ricordare il suo artista più famoso dedicandogli un'amplissima ed organica retrospettiva. Andrea Baboni, curatore della grande mostra, è riuscito a far convergere su Livorno non solo un numero veramente impressionante di opere ma anche quadri che, pur essendo molto noti agli studiosi, non venivano concessi per esposizioni pubbliche da molti decenni. Opere custodite in salotti privati o caveau che qui vengono, finalmente, offerte all'ammirazione del pubblico.In due sedi (gli eleganti Granai di Villa Mimbelli e la stessa Villa-Museo), unite tra loro da un magnifico giardino storico, la mostra allinea ben 290 opere di Fattori e altrettanti documenti (foto d'epoca, taccuini di schizzi, il medagliere che raccoglie le onorificenze che in tutta Europa e nel nord America vennero conferite all'artista, oggetti che ispirarono alcuni dei sui quadri più famosi, il torchio con cui iniziò a stampare e con cui approntò le prime tirature all'acquaforte, la poltrona su cui fu ritratta la terza moglie, la cassetta dei colori ed altro).
Il tutto suddiviso in 20 sezioni, diciotto delle quali ospitate nei Granai e due, quelle riservate alle opere monumentali del maestro come L'epopea risorgimentale, le ampie tele di battaglia e Il soggiorno alla Marsiliana, Lo studio dei butteri, all'interno dei saloni di Villa Mimbelli. Qui, concluso il percorso dell'imponente mostra, Fattori continuerà idealmente a dialogare con le opere di altri maestri della Macchia stabilmente esposte nel Museo Fattori ospitato dalla Villa, invitando quindi il visitatore, dopo aver ammirato il "tutto Fattori", ad un confronto con il momento artistico di cui egli fu certo il protagonista ma non l'unico esponente.Ciascuna sezione è introdotta da un presentazione curata da Andrea e Francesca Baboni. Giovanni Fattori tra epopea e vero, realizzata in coproduzione tra il Comune di Livorno e Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, è dunque un'esposizione che presenta Fattori nell'interezza e nella complessità tematica da lui sperimentata: a partire dagli inizi accademici ai primi studi militari, dalle più vaste tele di battaglia, alle sintetiche, liriche tavolette degli anni 1865-1875, ai mirabili ritratti, ai grandi quadri di butteri, sino a toccare tutti gli aspetti del vero, dal paesaggio alla figura, comprese le opere che aprono al nuovo secolo, dipinti dalle cadenze vagamente espressioniste, dove figure come isolate in uno spazio senza tempo, rimandano al dramma esistenziale dell'uomo del Novecento.
"Dalla mostra emerge - afferma il curatore, professor Baboni - una grandezza, quella fattoriana, fondata sulla complessità di una produzione ricca di tante sfaccettature, in cui i più alti raggiungimenti stilistici affiorano lungo tutto l'ampio arco creativo, nell'utilizzo delle più svariate tecniche : alla mirabile efficacia del robusto disegnatore, va affiancato il momento riassuntivo ed intimo delle acqueforti nel cui formato l'artista riprende e reinventa, con energia costruttiva sempre nuova, i suoi temi come asciugati dal superfluo e scavati al comune denominatore di una faticosa esistenzialità, non frammenti, ma in tutto organismi autonomi".Questi i titoli delle 20 sezioni in cui si articolerà l'esposizione: Studi di figure. I primi ritratti 1859-1865.
Primi studi di temi militari 1859-1865. L'epopea risorgimentale:le ampie tele di battaglia 1860-1870. Le tematiche agresti:classicità della figura e sentimento elegiaco della natura 1861-1866. Le abbreviate sintesi dal vero 1862-1870. Concitazione e movimento nelle composizioni militari degli anni settanta 1865-1880. Il periodo di Castiglioncello 1867-1875. Gli accampamenti militari 1868-1880. Vedette e pattuglie 1870-1880. La poesia dei campi: erbaiole e fascinaie 1870-1890. Il primo periodo romano. La poesia dei muri bianchi 1871-1880. Riflessi d'acqua: l'Arno, Antignano, Livorno 1870-1890. I luoghi dell'anima 1870-1895. La fatica quotidiana 1870-1900. Lo studio degli animali 1875-1890. Figure e ritratti della maturità 1875-1900. Scene di vita urbana 1880-1885. Il soggiorno alla Marsiliana: lo studio dei butteri 1880-1895. Esplorazioni e manovre 1880-1900.
Le disillusioni e l'isolamento 1890-1900.
Giovanni Fattori tra epopea e vero.
Omaggio nel centenario della morte
Livorno - Granai di Villa Mimbelli e Museo Civico G.Fattori, via San Jacopo in Acquaviva,
dal 22 aprile al 6 luglio.
Aperta tutti i giorni in orario 10/13 e 16/19 (chiusa il lunedì).
Ingresso 7 euro; ridotto 5. Gruppi di almeno 15 persone : 2,50 a testa.
Supplemento visita guidata 1,50 euro.
Mostra promossa dal Comune di Livorno e dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno. A cura di Andrea Baboni. Un articolato catalogo, curato da Silvana editrice, presenta, ricche schede critiche a corredo di ciascuna opera ; per la parte pittorica, curate dalla Dott.ssa Lucia Bassignana.

TULLIO CRALI

Utopia volo MODERNITA’
TULLIO CRALI
Aeropittore futurista (1910-2000)

Roma - Rifugio Antiaereo, Palazzo Uffici di EUR S.p.Apiazzale K. Adenauer, 8
venerdì 9 maggio – domenica 8 giugno 2008

CONFERENZA STAMPA

Roma – Palazzo degli Uffici di EUR S.p.A, Sala Quaroni
giovedì 8 maggio 2008, ore 17.00
Via Ciro il Grande, 16

Dal 9 maggio all’8 giugno 2008 il Rifugio Antiaereo del Palazzo Uffici di EUR S.p.A. ospiterà la mostra “Utopia volo MODERNITA’. TULLIO CRALI, Aeropittore futurista (1910-2000)” prima grande monografica dedicata a Tullio Crali, esponente di spicco dell’Aeropittura, declinazione pittorica del Futurismo che si afferma negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale.
L’iniziativa ospite di EUR S.p.A, è organizzata da E-NVENT S.r.l., con il supporto dell’Aeronautica Militare. L’ampia antologica vuole proporre una prima importante meditazione sull’opera di Crali e desidera offrire al vasto pubblico la preziosa opportunità di ripercorrere il suo cammino artistico.

Espressione del mito del progresso e della modernità caratteristico della corrente marinettiana, l’Aeropittura ne esalta l’entusiasmo per il volo, il dinamismo e la velocità aerea. E l’opera di Crali si impone immediatamente, all’interno del movimento, come una delle sue rivelazioni più ispirate e prolifiche. Si realizzano infatti nella sua poetica semplice e diretta, senza intellettualismi, le urgenze fondanti del Futurismo che si riallacciano tutte al principio della libertà.

L’iniziativa si inserisce nell’alveo di una lunga serie di eventi che, diverse città in tutta Italia stanno proponendo, in occasione delle celebrazioni ufficiali previste per il 2009 del primo centenario del movimento futurista, fondato nel 1909 con la pubblicazione del manifesto su “Le Figaro”; l’obiettivo è di promuovere e incentivare una riscoperta di tale realtà artistica, unica manifestazione in Italia di quel grande e rivoluzionario fenomeno culturale internazionale che sono state le Avanguardie Artistiche del ‘900.

La rassegna presenterà al pubblico un ricchissimo corpus di lavori di proprietà della famiglia Crali, raramente esposte o assolutamente inedite. Il percorso espositivo sarà costituito da oltre sessanta lavori originali tra oli, tecniche miste e disegni, nonché interessanti “divertissement” dell’eclettico pittore.

Sarà dunque un’occasione unica di valorizzazione di un artista ancora poco noto al grande pubblico e, attraverso lui, dell’Aeropittura in generale.

Crali rivolge la sua ricerca tanto alla pittura quanto all’architettura, senza tralasciare la moda (sua l’invenzione del borsello da uomo datato 1951, oppure degli abiti unici per donne uniche), i gioielli, i manifesti, la scenografia, sino alle composizioni liriche dal nome “Sassintesi” e “Unisassi”, oltre a mantenere vivo l’interesse per l’insegnamento nelle scuole d’arte che lo conducono, dal 1962 al 1966, fino al Cairo, nonché la partecipazione attiva a conferenze sul Futurismo e sull’Aeropittura. La sua ispirazione coinvolge ogni aspetto dunque della vita moderna della quale, la sua curiosità d’artista, lo spinge ad indagarne tutte le sue manifestazioni nella vita.

L’arte di Crali, come spiega la curatrice della mostra Carla Cace, si sviluppa per “punti di vista”, visioni determinate dalla posizione dell’uomo-artista nei confronti del cielo e, dunque, dell’infinito. In una tale moltiplicazione sensoriale, mai location più appropriata si sarebbe potuta scegliere, a rappresentare una cornice in perfetta aderenza alla mostra.

Lo spazio contenitore infatti, un “Rifugio Antiaereo”, che ospita una rassegna sull’arte ispirata al volo e agli aerei per eccellenza, ha dato vita ad un gioco di rimandi insieme ideali, metaforici e persino storici che rendono l’allestimento un perfetto “momento futurista”.

Tale immaginario poetico vuole rendere omaggio a ciò che ha rappresentato il fulcro di tutta la vita dell’artista, un dialogo incessante ed emblematico, non solo artistico ma quasi spirituale tra la terra e il cosmo. Ed è su questa costante comunicazione reale e simbolica insieme nell’arte di Crali, che è stato concepito e realizzato l’allestimento dell’intera mostra. Un vero e proprio “viaggio tra le nuvole”, tra cimeli di aerei e un “cielo di stoffa” per condurre il pubblico nella dimensione meccanica e ludica insieme del grande sogno di Crali.

La mostra è a cura della storica dell’arte Carla Cace, l’allestimento di Matteo Signori.

Sponsor: A.N.P.A.C., Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale;

Roma, aprile 2008

Ingresso mostra: Roma, Rifugio Antiaereo del Palazzo degli Uffici di EUR S.p.Apiazzale K. Adenauer n° 8

Costo del biglietto: € 6,00 intero; riduzione per gruppi

Orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle ore15,00 alle 19,00
Il sabato e la domenica dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle ore 15,00 alle19,00
Info: 06/54252133

Organizzazione:

Catalogo: Palladino Editore

Ufficio Stampa: Maria Stefanelli
cell. 338/3238254
e-mail. ufficiostampa@e-nvent.it

OLTRE LA SIEPE

Sabato 26 aprile 2008 alle ore 18.00, Oltre la siepe, spazio espositivo dedicato all’arredo per esterni, agli allestimenti outdoor e alla progettazione e realizzazione di giardini, inaugura a Orbetello la propria showroom. Il vecchio e dimenticato magazzino di deposito della storica stazione delle Ferrovie Nord, dopo i lavori di risanamento, diventa la sede di una nuova realtà produttiva per la città, che finalmente recupera un edificio caro alla propria memoria. Oltre la siepe celebra questo evento presentando, con la collaborazione di Silvana Stipa, la mostra dell’artista Massimo Catalani dal titolo Antoillogica, in programma fino al 29 giugno. Nell’ampio e suggestivo spazio della showroom, l’artista romano espone una selezione di opere che ripercorrono alcuni dei cicli rappresentativi della propria sperimentazione pittorica e scultorea.Artista dotato di una profonda conoscenza tecnica, Massimo Catalani (Roma, 1960) percorre da anni una pittura che reinterpreta temi e modi della ricerca contemporanea con il distacco e con quella ricercata disaffezione per il soggetto, tipici dell'approccio concettuale. Nascono allora quadri coloratissimi, ricchi di trame e di materie sorprendenti dove l’artista sperimenta impasti pittorici di sabbie, marmi, terre applicati a spatola, con risultati al confine tra pittura, modellato e muratura d’architettura. Il senso di pienezza e di gioia di queste opere si lega inoltre alla semplicità iconografica dei suoi cicli pittorici. Soggetti quotidiani e popolari che, riprodotti senza alcuna manipolazione - se non quella dell'ingrandimento e della pastosa stesura pittorica -, diventano emblema di una mitologia rigorosamente e volutamente non colta. “Qualunque sia il valore del soggetto, il fascino della sua presenza, è l'atto del dipingere - ha scritto Maurizio Sciaccaluga - a rendere monumentale la rappresenta-zione, a farla considerare meritevole d'attenzione”. Una vicenda artistica quella di Catalani che si costruisce attorno ai cinque sensi, dove l’artista non decide quali emozioni costruire, ma lascia l’osservatore libero di farsi guidare dalla propria spinta emotiva, alla ricerca di una visione dell’opera che scateni il libero gioco della facoltà dell’animo.

Oltre la siepe... nasce con la visione precisa di diventare un punto di riferimento sia per professionisti, architetti e designer impegnati nella progettazione e realizzazione d’esterni e di giardini, sia per una clientela attenta ai valori di un oggetto originale, inedito e non standardizzato. Alla base della propria filosofia c’è la volontà di porsi nella dimensione di ascolto e di scambio reciproco nei confronti dei propri partner e clienti, diventando anzitutto un “laboratorio di idee”. A questa esigenza corrisponde, ad esempio, l’attività di progettazione e produzione, a cui la showroom fa impegno per tradurre e interpretare le esigenze dei propri interlocutori. Sobrietà, gusto per il particolare e rispetto delle caratteristiche dei materiali, sono alcuni dei valori con cui Oltre la siepe sceglie, seleziona e propone ai propri clienti il meglio dell’offerta italiana e internazionale (Francia, Olanda, Belgio e Spagna).

OLTRE LA SIEPE...
lungolago dei pescatori, 258015 Orbetello (GR) info: 333 7333835
lunedì-domenica, 10-13 e 17-20giovedì, 10-13 e chiuso pomeriggio

venerdì 18 aprile 2008

EMILIO GIUSTI

Realtà parallele

Inaugurazione: mercoledì 28 maggio 2008, ore 18.00

Horti Lamiani Bettivò - Via Giolitti 163, Roma


Mercoledì 28 maggio 2008, alle ore 18.00, l'associazione culturale Horti Lamiani - Bettivò presenta la mostra personale di Emilio Giusti dal titolo Realtà parallele.


In occasione della mostra Emilio Giusti espone una serie di lavori di grande formato realizzati negli ultimi dieci anni e per questo estremamente eterogenei proprio perché appartenenti alle diverse "fasi" dell'artista.

Sono immagini prelevate dai media e dal quotidiano, dalle pennellate corpose e dai colori estremamente accesi, effettuate con acrilici, smalti sintetici e collage.


Vedendo i quadri di Giusti si evince la sua ricerca artistica, estremamente introspettiva perché appartenente ad un mondo interiore ed al vissuto personale, che verte sulla rappresentazione della fragilità umana mediante la raffigurazione di immagini frammentarie. Per questo le sue tele non hanno titolo: come fossero specchi distorti di una realtà "altra", l'artista lascia allo spettatore il compito di interpretare ciò che vede, senza alcun suggerimento, tanto meno didascalico.

Spiega Pamela Cento: "Ogni opera è una con-fusione di segni e colori, una ridondanza che aggredisce il fruitore, spiazzato nel dover codificare così tanti stimoli ricevuti dal medesimo supporto bidimensionale. Verdi accesi e rossi sangue, si riversano sulla tela senza preoccuparsi dell'armonizzazione dei colori e del non riempire troppo lo spazio".

Emilio Giusti opera sulla scena artistica dagli annia Novanta. Ha partecipato a numerose esposizioni nazionali ed internazionali (Roma, Padova, Torino, New York). Il suo lavoro è indirizzato verso la forma artistica New Pop. L'artista si ispira a tematiche sociali e di vita quotidiana, usando a volte elementi derivanti dai media giornalistici.

EMILIO GIUSTI
Realtà parallele
Dal 28 maggio al 13 giugno 2008
Horti Lamiani Bettivò - Via Giolitti 163, Roma
lunedì-venerdì, ore 9.00-18.00
Tel +39 06 460292 - hortilamiani@tiscali.it

ARTE E MEDITAZIONE

lunedì 14 aprile 2008

ETTORE FESTA

Il particolare di un tacco rosso e blu, di una scarpa verde acido o arancione acceso diventano nei quadri di Ettore Festa forme e colori puri da reinterpretare, figure geometriche e sensuali, silhouette capaci di raccontare la donna da un punto di vista completamente nuovo.

Sono le gambe, i piedi e le scarpe femminili i soggetti dei lavori di Festa, colti come fermi immagine di macrofotografie nelle movenze tipiche della gestualità di ogni donna. Una gamba accavallata o arrampicata sul tacco a spillo di una scarpa di lusso; accovacciata su un sandalo elegante, diventano l’eco di una personalità femminile capace di trasparire con delicatezza e grazia.

Tacchistica, Glamourosa, Verniculite, sono le tre serie proposte dall’artista sul tema della donna e del femminile. L’incarnato bianco latte della pelle lascia ai particolari delle scarpe l’assoluto protagonismo sulla tela accentuato dalla ricercatezza delle forme e dai colori accesi.

A queste serie si uniscono i nuovissimi Plexi, stampe digitali su plexiglas presentate come opere uniche o in serie, in un omaggio divertente alla Pop Art e in particolare ai lavori di Andy Warhol.

Il colore diventa uno degli elementi chiave di lettura dei lavori di Festa, steso in campiture piatte e nei toni primari in una ricercata pulitezza della superficie, a cui l’artista unisce il vigore di linee nere decise, a definizione dei contorni delle figure. Tracciati morbidi e sinuosi che si accordano ai naturali contorni delle gambe femminili.

La mostra presentata alla Galleria d’Arte Contemporanea Via Metastasio 15 si inserisce all’interno della collettiva Lo specchio leggero che proseguirà fino al prossimo 14 luglio.


Ettore Festa è nato a Napoli nel 1961, diplomato in progettazione Grafica nel 1985, lavora a Roma dal 1986 realizzando importanti progetti e consulenze per la stampa, la televisione e l’editoria. Nel 2001 ha fondato lo studio HaunangDesign che tuttora dirige.

Giorgia Simoncelli

giovedì 10 aprile 2008

L'ULTIMA CENA DI ALFRED HRDLICKA

Ultima cena dipinta come orgia gay

Scandalo a Vienna per mostra blasfema


L'Ultima Cena come un'orgia omosessuale, la crocifissione in cui manca il volto di Cristo, ma è in evidenza il suo organo sessuale, la flagellazione con un torturatore che afferra i genitali di Gesù. Sono tre delle opere del pittore e scultore Alfred Hrdlicka, 80 anni, ospitate al Museo del Duomo di Vienna, che hanno sollevato uno scandalo. Contestato l'arcivescovo Schoenborn che ha consentito la mostra dal titolo "Religione, carne e potere".

Il settimanale News afferma che circoli "ultraconservatori" del cattolicesimo austriaco "si stanno mobilitando contro l'esposizione e "attaccano il cardinale arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn per aver dato il suo benestare alla mostra". A propria discolpa, il portavoce dell'arcidiocesi, Erich Leitenberger, replica che il fatto di ospitare "una scelta" delle opere dello scultore non significa che il museo si identifichi con i contenuti mostrati.

A lasciar di stucco, poi, oltre alle opere, sono le risposte dell'artista austriaco, che si definisce "stalinista e ateo" e che, nel 1999, è stato capolista del partito comunista austriaco in Carinzia. Il direttore del museo, Bernhard Boehler, racconta che quando i visitatori chiedono "in maniera piu' o meno emozionale perché gli apostoli stiano copulando", Hrdlicka dà una risposta lapidaria: "perché non c'erano donne". L'artista non si scompone per gli affondi, anzi. "Anche Leonardo da Vinci era dell'idea che il circolo degli apostoli era caratterizzato da un erotismo omosessuale" dichiara. "Non è che voglia lodarmi", aggiunge, "ma un crocifisso migliore del mio non lo ha realizzato quasi nessuno".

La mostra comprende oltre 50 opere, tra disegni e acqueforti, realizzate nei decenni passati su temi diversi come "Soggetti biblici" (1959-61), "Sansone" (1059-63), "In nome di Dio" (1983), "Pasolini" (1983), "Omaggio a Zurbaran" (1986), "Guerre di religione" (1997) e "Golgota" (1997-98).

mercoledì 9 aprile 2008

COLGAO: LA LAMPADA IMPICCATO

DAY RETURN TICKET

CONTENERE, RIPETERE, DEFINIRE
di Massimo Arioli

Quello del fotografare è un atto nel tempo,nel quale qualcosaviene strappato al suo momentoe trasferito in una diversa forma continuitàWim Wenders, Una volta, 1993
Parlare ancora di “quotidiano”? Isolarne il concetto significa accettare come inevitabile la normalità, la banalità, l’impossibilità di liberarsi dalla schiavitù di un’abitudine. Procedere in questo lavoro d’astrazione, rimanda ad una dimensione temporale più vasta, ad una idea di durata destinata alla frammentazione.
Intendere il quotidiano equivale ad inserire in questo flusso un tratto discontinuo, un corpo estraneo nell’ingranaggio del tempo, un elemento centrale che acquista senso e forza per ciò che si trova ai margini, qualcosa che è, in tutto e per tutto, analogo all’immagine video-fotografica.Accade sempre più spesso di avere la sensazione di non capire ciò che guardiamo. Questo avviene ancor più drammaticamente di fronte ad un paesaggio, reale o virtuale, che sfili velocemente davanti ai nostri occhi. Nelle immagini di Ciro Meggiolaro, traguardate attraverso i vetri sporchi di un vagone ferroviario, l’inconscio ottico, quel momento in cui diventa visibile ciò che la percezione non è riuscita a catturare, ci viene in soccorso quale funzione primaria del dispositivo fotografico. L’operazione si riduce nel contenere, nel tenere a freno il desiderio di dare un senso e nello smussare l’ansia di colmare l’inadeguatezza. Lo sguardo prova ad ancorare la visione ad una sorta di marginatore con cui fissare le coordinate di quanto avviene davanti a noi. Il problema allora si trasforma: Che cosa vediamo quando guardiamo? Ogni gesto e ogni interrogativo di questo procedere verso l’ignoto per renderlo noto; ogni istante in cui poniamo in discussione l’urgenza stessa della domanda; ogni sguardo che va verso un mondo e da un mondo proviene è legato ad una giostra che si muove in maniera impercettibile e le cui figure non possono non ripresentarsi. Per Lorenzo Casali che presenta il video “Scansione”, tutto è connotato dalla ripetizione, dall’assistere al movimento che scandisce ossessivamente la stessa porzione di viaggio: percorrere il reale nei due sensi; lo spazio si presenta nell’entrare ed uscire quotidianamente ed incessantemente. Nel loop resta una sola traccia dell’accidentalità di quanto abbiamo vissuto. Pochi pixel, armati di voce propria, stanno a testimoniare la caducità del tutto e introducono un nuovo elemento di discontinuità e di irriducibilità. Porre un limite al mondo dominato dalla visione diventa indispensabile. Visione che si configura come un deposito di memorie e si rivela per la facoltà di far crescere immagini moltiplicandole per numero ed amplificandone i significati. Siamo nel campo di chi vuole definire. Per Serena Porrati nel video Beyond Nature, definire equivale a stabilire l’inquadratura, il taglio e la posizione nello spazio disponibile. Alla stessa maniera di chi decide i tempi e i diaframmi per influenzare l’esposizione e la profondità di fuoco, Porrati arricchisce l’immagine proprio nell’esclusione dell’elemento umano e nel ribaltamento di valori e luoghi specifici dell’immagine familiare. Portando in primo piano lo sfondo, anteponendo il paesaggio, si stabilisce come regola l’inversione di ruoli in cui riabilitare è determinare un limite interno che affranchi, moderi le forze ma agiti fino a condizionare una nuova visione del reale.


CONTAINING, REPEATING, DEFINING

Taking photographs is an act in time,something torn out of its momentand transferred towards a different shape of continuityWim Wenders, Once, 1993
Can I still talk about everyday life? I want to find a way to imagine so I must accept normality, my lacking in originality and being unable to make me free from routine. Working about abstraction, brings me to a wider time dimension, towards an idea of time-duration designed to be fragmented. Talking about daily life means looking for discontinuity, putting a extraneous matter inside time mechanism, a central cell which takes new signifiances from the boundaries of the field of vision, definitely equivalent to video-photo image. I often feel unable to understand what I’m looking at. Dramatically, it happens when I’m seeing a virtual/real landscape which passes by in an instant. Ciro Meggiolaro’s snapshots, taken through dirty windows of a train, make palpable the “optical unconsciousness”, primary function of the camera which captures what the human eye can’t see. Here, making is containing and I’m trying to limit the desire to give sense to everything by suppressing anxiety about my feelings of helplessness. The eye’s vision is anchored to a frame, fixing coordinates for a personal image of reality. That’s the problem: what am I seeing when I’m looking at it? Gestures and questions are about ‘knowing the unknown’ but I would always like to examine that question further; every glance of a real world, every image coming from an unreal world , they are all a merry-go-round that’s slowly revolving with the same figures. Lorenzo Casali’s Scansione is determined to focuses on repetition, to a movement obsessively scanning the same portion of the journey; I’m tracing the real to-ing and fro-ing; My space is just going in and out unceasingly. Inside the loop, there is only a sign, an accident of my life: a few pixels with their own sound, remain to testify the caducity of world as a new discontinuity.
I must fix a limit to my world made of images. Vision is configured as a storage of memories where images rapidly multiply and find new meanings. Now I have to define. In Serena Porrati’s Beyond Nature, I understand how defining is deciding the frame, cutting and positioning items in available space. As photographs’ times and f/stops determine exposition and depth of focus, Porrati provides to enrich the images removing human element from her found footage and changing values and passages of domestic imagery. Keeping background and natural landscapes as leading subjects, I accept ‘inverting roles’ as my rule. My aim is to lodge an internal restriction so that, keeping me calm, it makes me free and simultaneously I can force myself to find a new vision of reality. (M.A.)

lunedì 7 aprile 2008

La Forza del Bello

29 marzo – 6 luglio

L’arte greca conquista l’Italia

E’ a Palazzo Te, residenza estiva dei Gonzaga a Mantova, che è in corso la mostra a cura di Salvatore Settis intitolata “La forza del Bello, l’arte greca conquista l’Italia”. La mostra riunisce pezzi unici e si articola in un percorso cronologico che parte dalla Magna Grecia ( VII sec. a.C.), passando per la Roma “grecizzata” ( III sec. a.C. – IV sec. d.C.) e giungendo al più conosciuto Neoclassicismo settecentesco e al rinnovato interesse archeologico dell’ Ottocento.

Perfezione plastica e bellezza ideale raccolte in un palazzo classicheggiante basso e a corte quadrata, testimone di una rievocazione di modelli antichi romani, insieme a soluzioni di chiara ispirazione rinascimentale e manierista. Le superfici dell’edificio a bugnato d’intonaco a imitazione dell’ordine dorico rendono la narrazione visiva ancor più credibile e d’impatto, mentre l’allestimento di Andrea Mandara riprende magistralmente le decorazioni interne di Giulio Romano del XVI secolo.

La prima sezione della mostra è dedicata all’arte della Magna Grecia, ossia di quelle colonie greche in Italia ove si producevano e si importavano opere greche, a volte contaminate da orientamenti stilistici locali. I popoli dell’ Italia antica subiscono prestamente il fascino di questa arte così attenta all’anatomia del corpo umano, all’ideale dell’eleganza e dell’energia, tra i tanti soprattutto gli Etruschi, i quali accolgono e rendono propri alcuni di questi elementi stilistici.

La sezione si apre con il Torso di kouros cosiddetto Apollino Milani in marmo bianco, dal Museo Archeologico di Firenze, ricongiunto spettacolarmente con la Testa di kouros da Osimo in marmo, da collezione privata. Tra le altre opere di scultura troviamo la monumentale Statua di Mozia, di provenienza siciliana, insieme ad altre sette opere che testimoniano la massiccia presenza dell’arte greca nel Meridione e nella Sicilia. Lungo il cammino troviamo pezzi di straordinario fascino come la copia in bronzo del Cratere di Vix, da Chatillon – sur – Seine, insieme con il Perirrhanterion fittile da Metaponto, il Sileno inginocchiato da Armento in bronzo e interessanti esempi di pittura vascolare di altissima qualità.

Nella seconda sezione ci troviamo dinanzi al fenomeno artistico più interessante della storia di Roma, cioè l’influenza che l’arte greca ebbe sull’Urbe. Durante la sua campagna militare Roma saccheggia la Grecia e porta in Italia come bottino numerose opere d’arte che vengono dunque violentemente decontestualizzate, per essere esposte nei templi e mostrate nelle sfilate trionfali. Lo stile greco diviene subito simbolo di classe e richiesto soprattutto negli ambienti d’ élite: nasce in questo modo la cosiddetta “industria delle copie”, cioè, per noi moderni, la salvezza di numerose opere ormai perdute. Nel clima di una Roma “conquistatrice” e “conquistata” troviamo opere come la Statua di Apollo di Piombino in bronzo, proveniente dal Louvre e la Testa colossale di Athena in marmo dai Musei Vaticani. Degni di nota il Volto in avorio da Cesano , da Palazzo Massimo a Roma e la Statua di Atonia Minore come Venere Genitrice in marmo da Baia.

La terza sezione narra di come l’arte greca ritorna ad affascinare durante le prime campagne archeologiche settecentesche, mentre ispira autori come il Canova e scrive le istanze del noto Neoclassicismo. A seguito della caduta dell’ Impero romano e del più generale declino della civiltà classica l’Europa si prepara a vivere il cosiddetto Medioevo, l’età oscura, intendendo come oscuro il passaggio da forme stilistiche armoniche e melodiose a volti impressionanti e trascendenti; in sintesi, il passaggio dal reale al surreale. Durante questo lungo arco di tempo il “classico” sopravvive solo in quanto testo letterario antico e degno di considerazione, mentre bellissime opere in marmo vengono spogliate e pezzi di prestigio riusati in contesti dequalificanti. E’ solo con l’avvento del Rinascimento e ancor di più nel Settecento che l’orientamento artistico tende a ritrovare quei canoni di armonia per troppo tempo sacrificati, mentre nell’ Ottocento si definisce l’archeologia come scienza e si insegna a distinguere il “greco” dal “romano”. Nel clima del “recupero del bello” troviamo opere come la Statua di Spinario in bronzo dai Musei Capitolini riunita per la prima volta con la sua copia in marmo dalla Galleria Estense di Modena, il Vaso di Euphronios dal Metropolitan Museum of New York, la meravigliosa Testa di Efestione in basalto da Venezia e l’ Apoxyomenos in bronzo dal Texas. Interessanti il Sostegno di mensa (trapezophoros) con grifoni e Bacino marmoreo con Nereidi, esposto eccezionalmente con altri pezzi del corredo di Ascoli Satriano e il Rilievo con cavaliere da Pompei in marmo.

Nel suo interessante avvicendarsi di eventi l’arte greca non ha mai smesso di affascinare il mondo con la sua plasticità armonica, la perfezione del corpo umano, la sensualità della scultura unita all’espressività e all’energia dei busti e dei monumentali corpi. Un ideale sempre teso alla ricerca “aurea” di una perfezione formale che solo l’uomo può, se non possedere, almeno immaginare e rappresentare.

NOTIZIE UTILI:

Costo del biglietto: 10 euro; ridotto: 8 euro; ridotto speciale: 4 euro. Il biglietto consente la visita anche al museo della Città di Palazzo San Sebastiano.

Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 19.
Angela Angelillo

mercoledì 2 aprile 2008

ANTONELLA COLOMBO


IN ARTE - REGIONE LAZIO 2008

DAY RETURN TICKET


CONTENERE, RIPETERE, DEFINIRE di Massimo Arioli

Quello del fotografare è un atto nel tempo,nel quale qualcosaviene strappato al suo momentoe trasferito in una diversa forma continuitàWim Wenders, Una volta, 1993
Parlare ancora di “quotidiano”? Isolarne il concetto significa accettare come inevitabile la normalità, la banalità, l’impossibilità di liberarsi dalla schiavitù di un’abitudine. Procedere in questo lavoro d’astrazione, rimanda ad una dimensione temporale più vasta, ad una idea di durata destinata alla frammentazione.Intendere il quotidiano equivale ad inserire in questo flusso un tratto discontinuo, un corpo estraneo nell’ingranaggio del tempo, un elemento centrale che acquista senso e forza per ciò che si trova ai margini, qualcosa che è, in tutto e per tutto, analogo all’immagine video-fotografica.Accade sempre più spesso di avere la sensazione di non capire ciò che guardiamo. Questo avviene ancor più drammaticamente di fronte ad un paesaggio, reale o virtuale, che sfili velocemente davanti ai nostri occhi. Nelle immagini di Ciro Meggiolaro, traguardate attraverso i vetri sporchi di un vagone ferroviario, l’inconscio ottico, quel momento in cui diventa visibile ciò che la percezione non è riuscita a catturare, ci viene in soccorso quale funzione primaria del dispositivo fotografico. L’operazione si riduce nel contenere, nel tenere a freno il desiderio di dare un senso e nello smussare l’ansia di colmare l’inadeguatezza. Lo sguardo prova ad ancorare la visione ad una sorta di marginatore con cui fissare le coordinate di quanto avviene davanti a noi. Il problema allora si trasforma: Che cosa vediamo quando guardiamo? Ogni gesto e ogni interrogativo di questo procedere verso l’ignoto per renderlo noto; ogni istante in cui poniamo in discussione l’urgenza stessa della domanda; ogni sguardo che va verso un mondo e da un mondo proviene è legato ad una giostra che si muove in maniera impercettibile e le cui figure non possono non ripresentarsi. Per Lorenzo Casali che presenta il video “Scansione”, tutto è connotato dalla ripetizione, dall’assistere al movimento che scandisce ossessivamente la stessa porzione di viaggio: percorrere il reale nei due sensi; lo spazio si presenta nell’entrare ed uscire quotidianamente ed incessantemente. Nel loop resta una sola traccia dell’accidentalità di quanto abbiamo vissuto. Pochi pixel, armati di voce propria, stanno a testimoniare la caducità del tutto e introducono un nuovo elemento di discontinuità e di irriducibilità.Porre un limite al mondo dominato dalla visione diventa indispensabile. Visione che si configura come un deposito di memorie e si rivela per la facoltà di far crescere immagini moltiplicandole per numero ed amplificandone i significati. Siamo nel campo di chi vuole definire. Per Serena Porrati nel video Beyond Nature, definire equivale a stabilire l’inquadratura, il taglio e la posizione nello spazio disponibile. Alla stessa maniera di chi decide i tempi e i diaframmi per influenzare l’esposizione e la profondità di fuoco, Porrati arricchisce l’immagine proprio nell’esclusione dell’elemento umano e nel ribaltamento di valori e luoghi specifici dell’immagine familiare. Portando in primo piano lo sfondo, anteponendo il paesaggio, si stabilisce come regola l’inversione di ruoli in cui riabilitare è determinare un limite interno che affranchi, moderi le forze ma agiti fino a condizionare una nuova visione del reale.

CONTAINING, REPEATING, DEFINING

Taking photographs is an act in time,something torn out of its momentand transferred towards a different shape of continuityWim Wenders, Once, 1993
Can I still talk about everyday life? I want to find a way to imagine so I must accept normality, my lacking in originality and being unable to make me free from routine. Working about abstraction, brings me to a wider time dimension, towards an idea of time-duration designed to be fragmented.Talking about daily life means looking for discontinuity, putting a extraneous matter inside time mechanism, a central cell which takes new signifiances from the boundaries of the field of vision, definitely equivalent to video-photo image.I often feel unable to understand what I’m looking at. Dramatically, it happens when I’m seeing a virtual/real landscape which passes by in an instant. Ciro Meggiolaro’s snapshots, taken through dirty windows of a train, make palpable the “optical unconsciousness”, primary function of the camera which captures what the human eye can’t see.Here, making is containing and I’m trying to limit the desire to give sense to everything by suppressing anxiety about my feelings of helplessness. The eye’s vision is anchored to a frame, fixing coordinates for a personal image of reality. That’s the problem: what am I seeing when I’m looking at it? Gestures and questions are about ‘knowing the unknown’ but I would always like to examine that question further; every glance of a real world, every image coming from an unreal world , they are all a merry-go-round that’s slowly revolving with the same figures. Lorenzo Casali’s Scansione is determined to focuses on repetition, to a movement obsessively scanning the same portion of the journey; I’m tracing the real to-ing and fro-ing; My space is just going in and out unceasingly. Inside the loop, there is only a sign, an accident of my life: a few pixels with their own sound, remain to testify the caducity of world as a new discontinuity.I must fix a limit to my world made of images. Vision is configured as a storage of memories where images rapidly multiply and find new meanings. Now I have to define. In Serena Porrati’s Beyond Nature, I understand how defining is deciding the frame, cutting and positioning items in available space. As photographs’ times and f/stops determine exposition and depth of focus, Porrati provides to enrich the images removing human element from her found footage and changing values and passages of domestic imagery. Keeping background and natural landscapes as leading subjects, I accept ‘inverting roles’ as my rule. My aim is to lodge an internal restriction so that, keeping me calm, it makes me free and simultaneously I can force myself to find a new vision of reality. (M.A.)


ASSOCIAZIONE CULTURALE SENZATITOLO

DAY RETURN TICKET

Lorenzo Casali, Ciro Meggiolaro, Serena Porrati
a cura di Francesca Referza e Massimo Arioli

dall' 11 aprile 2008 ore 19fino al 31 maggio 2008

via Panisperna, 100 00184 Roma
dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20 mattina su appuntamento
chiuso lunedì e festivi

per informazioni:
tel. 06 4741881 - mobile 392 0318164

Life Before Death


Il fotografo tedesco Walter Schels ha realizzato una raccolta di ritratti fotografici, confluti nella serie “Life before death“. La vita, prima della morte, raccontata con le parole e i volti dei suoi protagonisti. Fotografati quando sono in vita e il giorno stesso in cui sono morti. Il tutto esposto a Londra, alla Wellcome collection, dal 9 aprile al 18 maggio. (fonte: http://www.river-blog.com/)




PEPPE BUTERA

I colori caldi e solari della Sicilia, la passionalità del gesto, la forza di un’emozione, sono solo alcune delle sensazioni che si provano di fronte alle splendide tele dell’artista agrigentino Peppe Butera ospitato a Roma per la seconda volta negli spazi della galleria d’arte contemporanea Via Metastasio 15.

L’oro, il rosso porpora, l’argento, il bianco, il nero, uniti alla polvere di marmo, producono sulle tele riflessi e bagliori che trascinano lo spettatore verso i caldi paesaggi del sud in un profondo percorso emozionale fatto di amore e passione.

Una passione che lo stesso artista infonde alle sue opere già nella loro realizzazione.

Butera ama infatti toccare i propri quadri e stendere il colore direttamente con le mani tramite dolci carezze, leggeri tocchi d’amore, espressioni di una sensibilità tutta mediterranea.

Lettere d’amore, Sognando Capri, Deserto, Oro nero, Palude, Materia, sono solo alcuni dei dipinti presenti in mostra, opere in cui perdersi con la propria immaginazione dove i pochi segni decisi in acrilico nero diventano lettere di un vocabolario del sentimento.

Tracce lasciate dall’artista, segni per una personale interpretazione.
Giorgia Simoncelli

RAFFAELA MARINIELLO SOUVENIR D’ITALIE

STUDIO TRISORIO ROMA
4 aprile – 16 maggio 2008

FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma
Venerdì 4 aprile 2008, alle ore 19.00, lo Studio Trisorio di Roma, in Vicolo delle Vacche 12 (Piazza del Fico), presenta il nuovo lavoro di Raffaela Mariniello, Souvenir d’Italie.

La mostra, composta da fotografie a colori di grande formato, è organizzata nell’ambito della VII edizione di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma.

Souvenir d’Italie è un percorso ideale che Raffaela Mariniello esplora ritraendo alcuni luoghi emblematici delle città storiche italiane sopraffatte dal turismo di massa. Luoghi che l’artista definisce come “territori estremi del divertimento forzato, dove orrore e bellezza si mescolano con sorprendente reciprocità”.

“L’Italia, il paese del Grand Tour, sembra diventata la meta più esotica e bizzarra - come le cascate del Niagara riprodotte in Cina, le piramidi egizie costruite fac-simile negli USA - con una storia estranea a se stessa che la consuma senza arricchirla”.

Con queste parole Raffaela Mariniello descrive il proprio lavoro e si interroga, con uno sguardo attento e ironico al tempo stesso, sui nuovi scenari di un’Italia che si trasforma quotidianamente. La mostra Souvenir d’Italie è l’anteprima di un progetto iniziato dalla Mariniello nel 2006 e ancora in fase di elaborazione.

Raffaela Mariniello è nata Napoli dove vive e lavora. Il confronto e la riflessione su tematiche sociali e culturali rendono il suo lavoro particolarmente sensibile al rapporto tra l’uomo, gli oggetti del suo quotidiano e il luogo in cui abita.

Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la XII Quadriennale d'arte di Roma (1996), la VIII Biennale di Fotografia di Torino (1999), Festival della Fotografia di Roma (2002, 2005), Over and over (Studio Trisorio di Roma, PAN di Napoli, Man di Nuoro 2005, 2006), Italy Made in art Now (MOCA, Shanghai, China, 2006) e Un été italienne (Maison Europèenne de la Photographie, Parigi 2006); Raffaela Mariniello (Ffotogallery editions, Cardiff, Wales, U.K. 2006). E’ stata invitata, con questo nuovo lavoro, a rappresentare l’Italia al Toronto Photography Festival che si terrà nel maggio 2008.

Per informazioni:
Studio Trisorio Roma
Vicolo delle Vacche, 12 (Piazza del Fico)
00186 Roma
Tel/fax: +39 0668136189
Martedì-sabato ore: 16.00 – 20.00