lunedì 1 settembre 2008

A ROMA LA PRIMA MOSTRA AL MONDO SU CESARE

Finalmente i grandi protagonisti della storia romana a Roma! Il Chiostro del Bramante inaugura una stagione nella sua ormai ben nota programmazione espositiva dedicandola, appunto, a questo tema.

Dal 24 ottobre 2008 al 05 aprile 2009 è in programma, la prima mostra mai realizzata in Italia e nel mondo attorno alla figura del protagonista assoluto dell'antica Roma Giulio Cesare (ca. 100 - 44 a.C.), il primo "dittatore", artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, primo "Cesare Augusto".

Di Cesare le cronache abbondano di notizie, fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell'Urbe e poi intrepido comandante dell'esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie ed annessioni di nuovi territori che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.
Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l'impero, Cesare non fu mai imperatore, ma pose le basi per la solida attuazione dell'Impero. Figura d'eccezione - letterato, storico, generale e politico di straordinaria lungimiranza - iniziò già da vivo a costruire il mito di se stesso. Si presentò infatti come discendente di Venere, legato quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l'antica tradizione, allo stesso Enea, figlio di Venere, che si vuole sbarcato sulle rive tirreniche laziali al termine del suo lungo peregrinare, esule da Troia, come narra l'Eneide virgiliana.

Questa trama leggendaria, magistralmente costruita da Cesare, sarebbe stata ripresa e sviluppata dai suo successori al comando dell'Impero, ed instancabilmente elaborata fino ai tempi nostri. Probabilmente, senza la fine tragica del suo assassinio, che lo colse nel momento del massimo fulgore evitandogli vecchiaia e decadenza, il mito di Cesare non si sarebbe affermato con altrettanta forza.

La mostra intende partire dal personaggio Cesare e dal suo più stretto contorno politico e culturale, toccando i momenti forti della sua ascesa al potere: gli alleati-avversari - come Crasso, Pompeo, Cicerone - , le campagne militari che gli diedero gloria e ricchezza, l'avventura egiziana e l'incontro con Cleopatra, regina d'Egitto, l'ambiente culturale e artistico romano di quegli anni; fino alla morte, avvenuta alle idi di marzo del 44 a.C., alla successione al potere nelle mani del giovane figlio adottivo Ottaviano e l'apoteosi.

La memoria e il "culto" di tale eccezionale figura non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell'Impero e negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con l'avverarsi del Sacro Romano Impero (inizi IX secolo), che il mito del fondatore dell'impero riprese, tanto da additarsi nella sfera sovrastante l'obelisco vaticano l'urna cineraria del grande condottiero. Si trattò per lo più di una ripresa del mito in senso ideologico-politico, tesa a riaffermare i valori unificanti del nuovo impero carolingio. All'arte spettò il compito di illustrare tale recupero.

Specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento, il recupero dell'antico si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Rinascimento i celebrati cicli ad affresco del Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono conforto e paragone per il nuovo principe e il suo imperium. Letteratura e musica celebrano i fasti di Roma come quelli di Cesare, e basterà citare a mo' di esempio il Jilius Caesar di William Shakespeare.

Il mito di Cesare e il "Cesarismo" traversano i secoli e paiono riacutizzarsi tra fine Settecento e Ottocento: l'interesse per l'antico e per i suoi protagonisti riesplode con forza nel secolo dell'Illuminismo e tra i suoi protagonisti, e basterà citare l'eredità sfociata poi nella figura e nel ruolo di Napoleone I.

Sempre nel Novecento è anche e forse soprattutto il cinema, settima arte, ad aver tenuto vivo il mito di Cesare fino a noi; tanto che dall'epoca del muto ad oggi, sono oltre cento le pellicole che lo vedono diretto o indiretto protagonista. La produzione cinematografica inerente Cesare può suddividersi sinteticamente in tre periodi: gli anni Dieci del Novecento, col suo cinema d'impianto teatrale; quella degli anni Cinquanta e Sessanta, che popolarizza le gesta di Cesare e degli antichi romani; infine gli anni delle grandi produzione hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di cesare e di Roma antica.

Tra gli attori che hanno dato il loro volto a quello di Cesare, due hanno segnato nell'immaginario cinematografico i suoi tratti e il suo carattere: Louis Calhern nel "Giulio Cesare" di Joseph L. Mankiewicz, del 1953, e Rex Harrison, Cesare in "Cleopatra", dello stesso regista, girato nel 1963.

La mostra riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza (sculture, mosaici, affreschi, gioielli, gemme, monete), provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri (tra cui i Musei Vaticani, il Museo del Louvre, i Musei Capitolini, il British Museum, il Museo Archeologico di Napoli, lo Staatliche Museum zu Berlin, il Kunsthistorishes Museum di Vienna), insieme plastici appositamente realizzati, a ricostruire la Roma di Cesare.All'arte figurativa (circa cento dipinti tra cui Guido Reni, Roubens, Tiepolo, Hayez, Rixens) è affidata la documentazione del mito di Cesare e del cesarismo dall'età medievale al Rinascimento, da qui al Neoclassicismo e oltre; fino ai primissimi decenni del Novecento, quando il cinema, attraverso filmati d'epoca, costumi di scena e scenografie, racconta il mito più recente di Cesare.

SCHEDA TECNICA

GIULIO CESARE.
L'uomo, le imprese, il mito
Roma, Chiostro del Bramante - Via della Pace
24 ottobre 2008 - 05 aprile 2009
Intero 10,00
Ridotto martedì per tutti 7,00
Gruppi (min. 15 max 25 nella settimana) 7,00
(min. 15 max 20 nel fine settimana) 9,00
Scuole 4,50

Per i gruppi la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione.

Tariffe
Gruppi prenotazione 20,00
visita guidata 80,00
E' escluso il costo del biglietto

Orario: tutti i giorni: 10.00-20.00
Sab-dom: 10.00-21.00
Lunedì chiuso (La biglietteria chiude un'ora prima)

Mostra a cura di Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa. Catalogo Silvana Editoriale.

Info: tel. 06.68809035

DAL COSTRUITO ALL’ARCHITETTURA SENZA CARTA

Cinquanta architetti spagnoli, appartenenti a due diverse generazioni, partecipano alla mostra Dal Costruito all’Architettura Senza Carta. Da quelli che iniziarono su carta a disegnare le loro opere con il tiralinee, a quelli che operano esclusivamente con il computer, i due gruppi sono i protagonisti del Padiglione della Spagna alla 11. Mostra Internazionale di Architettura organizzata da La Biennale di Venezia. “Il nostro paese occupa una posizione fondamentale nel pensiero architettonico mondiale e sono molti gli architetti che vengono in Spagna per documentarsi nell’arte edilizia, uno dei tratti che distinguono la nostra architettura” – dichiara Beatriz Corredor, Ministra de Vivienda (Ministro dell’Edilizia abitativa) – e aggiunge “Gli architetti spagnoli sono sempre più coscienti del loro ruolo nella costruzione di una nuova cultura della città, nella quale la qualità dell’ambiente e dell’architettura sono le prime condizioni di uno spazio di convivenza più abitabile, di maggiore coesione sociale e meno egoista nell’uso delle risorse naturali”.



Curata da due architetti, Soledad del Pino e Ángel Fernández Alba (AFA Architetti), la mostra da un lato rende omaggio a ciò che è stato edificato grazie all’opera silenziosa di una generazione di maestri dell’architettura spagnola e, dall’altro, illustra un percorso verso l’architettura “senza carta”, che mette in mostra l’opera (edificata o meno) di una nuova e meravigliosa generazione che ha trovato nel computer e nella rete web la sua fonte di espressione. In entrambi i casi, si tratta di progetti inediti per la Mostra Internazionale di Architettura, dove alcuni tra gli architetti spagnoli esposti al Padiglione sono degli assoluti esordienti nell’ambito delle manifestazioni internazionali. Dal Costruito all’Architettura Senza Carta è divisa in due sezioni: "SIN NOMBRES, LUGARES" (SENZA NOMI, LUOGHI) Sei progetti, costruiti recentemente, realizzati da riconosciuti ed affermati architetti che hanno generato, in silenzio, le loro opere in risposta a una domanda ogni giorno più complessa: una biblioteca, un insieme scultoreo di abitazioni, un centro di arti sceniche, il recupero di un’antica fabbrica per la conciatura del pellame, trasformata in dimora privata. Si tratta di opere che occupano, definiscono e conformano luoghi. Luoghi che si trasformano e fanno visibile l’invisibile, progettati da: il cantabro Juan Navarro Baldeweg, Premio Nazionale per le Arti Plastiche; i catalani Llüis Clotet, Ignacio Paricio e Joseph Llinás, l’èquipe di Olot RCR Arquitectos; i baschi dello studio IMB Arquitectos e i madrileni Víctor López Cotelo e Juan Manuel Vargas Funes. Questi ultimi sono stati insigniti del Premio Manuel de la Dehesa della VII Bienal de Arquitectura Española, ottenuto con il progetto di recupero e trasformazione in edilizia residenziale della fabbrica per la conciatura del pellame (situata a Santiago de Compostela), che verrà esposto nel Padiglione.

“Tutte le opere selezionate mostrano diverse risposte di avanguardia alla modernità architettonica, che è ancora lontana dall’essere esaurita, sebbene stia per compiere i cento anni” affermano i curatori del Padiglione. E aggiungono: “Non sono stati scelti nomi appartenenti allo “star system”: abbiamo selezionato opere appena costruite e di grande qualità, firmate da professionisti che hanno alle loro spalle un ampio percorso. Nel selezionarli, abbiamo utilizzato un criterio poetico che, applicato all’architettura, la innalza all’ambito artistico”. "ARQUITECTURA SIN PAPEL" (ARCHITETTURA SENZA CARTA) Sono esposti una serie di lavori, realizzati o meno, ideati da quindici studi di architetti – alcuni di loro molto giovani - che rappresentano il presente e il futuro dell’architettura, e in cui si cerca di sperimentare ed esplorare nuovi percorsi creativi, in diversi casi vicini all’arte. Le opere sono esposte mediante animazioni, nello stesso modo in cui si possono trovare in rete, e con un elemento in comune: l’uso del mezzo digitale come linguaggio architettonico. “Si tratta di immagini nelle quali si mescolano l’architettura con altre arti, come la fotografia, il disegno grafico etc.…” affermano i curatori.