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mercoledì 9 aprile 2008

DAY RETURN TICKET

CONTENERE, RIPETERE, DEFINIRE
di Massimo Arioli

Quello del fotografare è un atto nel tempo,nel quale qualcosaviene strappato al suo momentoe trasferito in una diversa forma continuitàWim Wenders, Una volta, 1993
Parlare ancora di “quotidiano”? Isolarne il concetto significa accettare come inevitabile la normalità, la banalità, l’impossibilità di liberarsi dalla schiavitù di un’abitudine. Procedere in questo lavoro d’astrazione, rimanda ad una dimensione temporale più vasta, ad una idea di durata destinata alla frammentazione.
Intendere il quotidiano equivale ad inserire in questo flusso un tratto discontinuo, un corpo estraneo nell’ingranaggio del tempo, un elemento centrale che acquista senso e forza per ciò che si trova ai margini, qualcosa che è, in tutto e per tutto, analogo all’immagine video-fotografica.Accade sempre più spesso di avere la sensazione di non capire ciò che guardiamo. Questo avviene ancor più drammaticamente di fronte ad un paesaggio, reale o virtuale, che sfili velocemente davanti ai nostri occhi. Nelle immagini di Ciro Meggiolaro, traguardate attraverso i vetri sporchi di un vagone ferroviario, l’inconscio ottico, quel momento in cui diventa visibile ciò che la percezione non è riuscita a catturare, ci viene in soccorso quale funzione primaria del dispositivo fotografico. L’operazione si riduce nel contenere, nel tenere a freno il desiderio di dare un senso e nello smussare l’ansia di colmare l’inadeguatezza. Lo sguardo prova ad ancorare la visione ad una sorta di marginatore con cui fissare le coordinate di quanto avviene davanti a noi. Il problema allora si trasforma: Che cosa vediamo quando guardiamo? Ogni gesto e ogni interrogativo di questo procedere verso l’ignoto per renderlo noto; ogni istante in cui poniamo in discussione l’urgenza stessa della domanda; ogni sguardo che va verso un mondo e da un mondo proviene è legato ad una giostra che si muove in maniera impercettibile e le cui figure non possono non ripresentarsi. Per Lorenzo Casali che presenta il video “Scansione”, tutto è connotato dalla ripetizione, dall’assistere al movimento che scandisce ossessivamente la stessa porzione di viaggio: percorrere il reale nei due sensi; lo spazio si presenta nell’entrare ed uscire quotidianamente ed incessantemente. Nel loop resta una sola traccia dell’accidentalità di quanto abbiamo vissuto. Pochi pixel, armati di voce propria, stanno a testimoniare la caducità del tutto e introducono un nuovo elemento di discontinuità e di irriducibilità. Porre un limite al mondo dominato dalla visione diventa indispensabile. Visione che si configura come un deposito di memorie e si rivela per la facoltà di far crescere immagini moltiplicandole per numero ed amplificandone i significati. Siamo nel campo di chi vuole definire. Per Serena Porrati nel video Beyond Nature, definire equivale a stabilire l’inquadratura, il taglio e la posizione nello spazio disponibile. Alla stessa maniera di chi decide i tempi e i diaframmi per influenzare l’esposizione e la profondità di fuoco, Porrati arricchisce l’immagine proprio nell’esclusione dell’elemento umano e nel ribaltamento di valori e luoghi specifici dell’immagine familiare. Portando in primo piano lo sfondo, anteponendo il paesaggio, si stabilisce come regola l’inversione di ruoli in cui riabilitare è determinare un limite interno che affranchi, moderi le forze ma agiti fino a condizionare una nuova visione del reale.


CONTAINING, REPEATING, DEFINING

Taking photographs is an act in time,something torn out of its momentand transferred towards a different shape of continuityWim Wenders, Once, 1993
Can I still talk about everyday life? I want to find a way to imagine so I must accept normality, my lacking in originality and being unable to make me free from routine. Working about abstraction, brings me to a wider time dimension, towards an idea of time-duration designed to be fragmented. Talking about daily life means looking for discontinuity, putting a extraneous matter inside time mechanism, a central cell which takes new signifiances from the boundaries of the field of vision, definitely equivalent to video-photo image. I often feel unable to understand what I’m looking at. Dramatically, it happens when I’m seeing a virtual/real landscape which passes by in an instant. Ciro Meggiolaro’s snapshots, taken through dirty windows of a train, make palpable the “optical unconsciousness”, primary function of the camera which captures what the human eye can’t see. Here, making is containing and I’m trying to limit the desire to give sense to everything by suppressing anxiety about my feelings of helplessness. The eye’s vision is anchored to a frame, fixing coordinates for a personal image of reality. That’s the problem: what am I seeing when I’m looking at it? Gestures and questions are about ‘knowing the unknown’ but I would always like to examine that question further; every glance of a real world, every image coming from an unreal world , they are all a merry-go-round that’s slowly revolving with the same figures. Lorenzo Casali’s Scansione is determined to focuses on repetition, to a movement obsessively scanning the same portion of the journey; I’m tracing the real to-ing and fro-ing; My space is just going in and out unceasingly. Inside the loop, there is only a sign, an accident of my life: a few pixels with their own sound, remain to testify the caducity of world as a new discontinuity.
I must fix a limit to my world made of images. Vision is configured as a storage of memories where images rapidly multiply and find new meanings. Now I have to define. In Serena Porrati’s Beyond Nature, I understand how defining is deciding the frame, cutting and positioning items in available space. As photographs’ times and f/stops determine exposition and depth of focus, Porrati provides to enrich the images removing human element from her found footage and changing values and passages of domestic imagery. Keeping background and natural landscapes as leading subjects, I accept ‘inverting roles’ as my rule. My aim is to lodge an internal restriction so that, keeping me calm, it makes me free and simultaneously I can force myself to find a new vision of reality. (M.A.)

mercoledì 2 aprile 2008

Life Before Death


Il fotografo tedesco Walter Schels ha realizzato una raccolta di ritratti fotografici, confluti nella serie “Life before death“. La vita, prima della morte, raccontata con le parole e i volti dei suoi protagonisti. Fotografati quando sono in vita e il giorno stesso in cui sono morti. Il tutto esposto a Londra, alla Wellcome collection, dal 9 aprile al 18 maggio. (fonte: http://www.river-blog.com/)




RAFFAELA MARINIELLO SOUVENIR D’ITALIE

STUDIO TRISORIO ROMA
4 aprile – 16 maggio 2008

FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma
Venerdì 4 aprile 2008, alle ore 19.00, lo Studio Trisorio di Roma, in Vicolo delle Vacche 12 (Piazza del Fico), presenta il nuovo lavoro di Raffaela Mariniello, Souvenir d’Italie.

La mostra, composta da fotografie a colori di grande formato, è organizzata nell’ambito della VII edizione di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma.

Souvenir d’Italie è un percorso ideale che Raffaela Mariniello esplora ritraendo alcuni luoghi emblematici delle città storiche italiane sopraffatte dal turismo di massa. Luoghi che l’artista definisce come “territori estremi del divertimento forzato, dove orrore e bellezza si mescolano con sorprendente reciprocità”.

“L’Italia, il paese del Grand Tour, sembra diventata la meta più esotica e bizzarra - come le cascate del Niagara riprodotte in Cina, le piramidi egizie costruite fac-simile negli USA - con una storia estranea a se stessa che la consuma senza arricchirla”.

Con queste parole Raffaela Mariniello descrive il proprio lavoro e si interroga, con uno sguardo attento e ironico al tempo stesso, sui nuovi scenari di un’Italia che si trasforma quotidianamente. La mostra Souvenir d’Italie è l’anteprima di un progetto iniziato dalla Mariniello nel 2006 e ancora in fase di elaborazione.

Raffaela Mariniello è nata Napoli dove vive e lavora. Il confronto e la riflessione su tematiche sociali e culturali rendono il suo lavoro particolarmente sensibile al rapporto tra l’uomo, gli oggetti del suo quotidiano e il luogo in cui abita.

Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, tra cui la XII Quadriennale d'arte di Roma (1996), la VIII Biennale di Fotografia di Torino (1999), Festival della Fotografia di Roma (2002, 2005), Over and over (Studio Trisorio di Roma, PAN di Napoli, Man di Nuoro 2005, 2006), Italy Made in art Now (MOCA, Shanghai, China, 2006) e Un été italienne (Maison Europèenne de la Photographie, Parigi 2006); Raffaela Mariniello (Ffotogallery editions, Cardiff, Wales, U.K. 2006). E’ stata invitata, con questo nuovo lavoro, a rappresentare l’Italia al Toronto Photography Festival che si terrà nel maggio 2008.

Per informazioni:
Studio Trisorio Roma
Vicolo delle Vacche, 12 (Piazza del Fico)
00186 Roma
Tel/fax: +39 0668136189
Martedì-sabato ore: 16.00 – 20.00

lunedì 31 marzo 2008

DAY RETURN TICKET di Francesca Referza

Il Day return ticket è quel particolare tipo di biglietto che consente, ad un prezzo scontato, di andare e tornare da un luogo purché il viaggio si compia in giornata. E` il biglietto del pendolare, di quella particolare tipologia di viaggiatore che come un ingranaggio in una catena di montaggio, ogni giorno, compie lo stesso tragitto, segue le stesse traiettorie, vede sovrapporsi in rapida successione immagini di periferie urbane ad altre più metropolitane, ma ormai senza più percepire alcuna differenza. La visione diventa allora sfocata e lo spazio come sospeso. Day return ticket riunisce Scansione, (2006) di Lorenzo Casali, video che registra il quotidiano pendolarismo acustico e visivo dell'artista tra Saronno e Milano, sei foto della serie Vetro sporco (2007) di Ciro Meggiolaro, per il quale - nel viaggio, in qualsiasi viaggio, è come se il vagone si trasformasse in una bolla di sapone. E il guardare fuori attraverso i vetri è camminare rimanendo fermi - e Beyond nature, (2007) di Serena Porrati, assemblaggio ‘found footage’ di sequenze e frammenti tratte da film di famiglia girati in Europa, America e Sud America dagli anni Cinquanta ai giorni nostri. Comune ai lavori in mostra sono l'idea dello spostamento, inteso come viaggio pendolare, ma anche come volontario allontanamento mentale dal quotidiano, la forte percezione di una momentanea sospensione temporale, la dilatazione della geografia, urbana e non, fino ad avere una visione appannata del paesaggio, non tanto per via del vetro che si frappone fra l`occhio e ciò che si guarda o della scarsa qualità del girato quanto per lo status mentale che produce lo spostamento fisico. Una dimensione che dalla normalità quotidiana, come per una controindicazione ipnotica determinata proprio dal movimento va oltre, Beyond nature
appunto, e diventa metafisica.

Ciro Meggiolaro, Vetro sporco, 2007, stampa digitale su alluminio, 30x45cm

Day Return Ticket is a particular type of public transportation pass, a discounted round trip that must be completed the same day. It is made for the commuter, that particular type of traveler that - just like the mechanism of an assembly line – travels the same route, performing the same trajectories every day. The commuter sees a fast series of images, the outer fringes and suburbs superimposed with those of the city, so that the commuter can’t perceive the difference anymore. The vision becomes out of focus and space is suspended.Day return ticket brings together Scansione (Scanning, 2006) by Lorenzo Casali, a video that captures the visual and acoustic experience of the artist on his daily commute, from Saronno to Milan.Six pictures from Ciro Meggiolaro’s series Vetro Sporco (Dirty Window, 2007) who feels that in the journey, as in any journey, it is as if the train carriage is transformed into a soap bubble. Looking outside through the window, it’s like traveling without moving.Beyond Nature (2007) by Serena Porrati, is an assembly of “found footage” sequences and fragments that come from home movies filmed in Europe, United States, and South America, from the 1950s to the present. All the works have this in common: the idea of movement intended as a commuter trip, as well as a voluntary mental disassociation from the daily routine; the strong perception of a temporary suspension of time, the dilation of geography, both urban and non-urban, that creates an unfocused vision of the landscape, not so much due to the window interposition between the eye and what’s seen - or the scarce quality of the filmed - but due to the mental status that produces the physical movement. A dimension that goes beyond is own nature, as if in a hypnotic counter-indication determined by the same movement, that becomes metaphysical. (F.R.)

venerdì 7 marzo 2008

MARRIE BOT