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lunedì 29 settembre 2008

FESTIVITA’ SANT’EUSTACHIO 20 SETTEMBRE 2008

BASILICA DI SANT’EUSTACHIO IN CAMPO MARZIO 20 settembre 2008
GALLERIA VIA METASTASIO 15 – ARTISTA: SIDIVAL FILA – fino al 31 ottobre 2008


Dopo un’interruzione di ventisette anni, il 20 settembre 2008 è stata nuovamente celebrata la Festività di Sant’Eustachio nella Basilica del Santo Patrono.


La storia del Santo è tramandata da varie leggende che sottolineano la centralità della conversione alla fede cristiana dell’uomo e della sua famiglia.

Placido, così si chiamava prima della conversione, nacque verso la metà del primo secolo dopo Cristo. Nobile patrizio romano, dedito all’arte delle armi, raggiunse nell’esercito romano l’elevato grado di magister militum e, in quanto tale, venne chiamato dall’imperatore Traiano al comando di una legione inviata per operazioni militari in Asia minore dove si distinse per il suo eroismo.

Secondo la leggenda, durante una battuta di caccia, Placido vide brillare tra le corna di un cervo, una croce: profondamente colpito si convertì e con lui aderirono al cristianesimo la moglie Teopista e i figli Teopisto e Agapito e tutta la famiglia ricevette il battesimo. Placido, in quell’occasione prese il nome di Eustachio.

Colpito da sventura, probabilmente a causa delle gravi difficoltà alle quali l’intera famiglia dovette far fronte in seguito alla conversione, Eustachio perse tutti i suoi beni e fu costretto ad abbandonare Roma, rifugiandosi in Egitto, dove gli vennero rapiti anche moglie e figli.

Trascorsi alcuni anni, essendosi riaccesi i problemi di potere in Asia minore, l’imperatore Traiano fece cercare l’eroico generale perché combattesse nuovamente a capo delle milizie romane. Eustachio riprese il comando e riportò splendide vittorie, tanto da essere accolto in trionfo a Roma, dove ritrovò, con sua grande gioia, i familiari dispersi. Ma il successore di Traiano, l’imperatore Adriano, di fronte alle accuse che venivano rivolte a Eustachio di essere cristiano, gli ordinò di offrire un sacrificio agli dei di Roma. Al suo rifiuto lo condannò, insieme con la moglie e i figli, al supplizio della morte all’interno di un contenitore di metallo arroventato a forma di toro.Le spoglie del santo sono custodite, tuttora, in un sarcofago di porfido, posto sotto l’altare maggiore della basilica, mentre parte delle reliquie sono conservate nella chiesa parrocchiale di St-Eustache a Parigi.

Il ripristino della Festività di Sant’Eustachio è stato fortemente voluto dal Rettore della Basilica Monsignor Antonio Menegaldo e dalla Consigliera alle Relazioni Esterne per il Sindaco di Roma Valeria Mangani a cui si è unito l’impegno della Galleria Via Metastasio 15 che per l’occasione ha presentato le opere dell’artista brasiliano Fra Sidival Fila, esposte in contemporanea anche nella sala della Galleria fino al 31 Ottobre.

L’evento sottolinea il desiderio della comunità romana di dare nuovo valore alle antiche tradizioni di Roma riproponendo l’importanza culturale e sociale delle feste rionali in cui ente politico ed ente religioso trovano un nuovo momento d’incontro. Momento culminante dell’evento è stata infatti la consegna da parte del Vicesindaco di Roma Mauro Cutrufo del calice eucaristico al Rettore della Basilica di Sant’Eustachio.

All’iniziativa realizzata da Bianca Alfonsi, Alessia Montani e Umberto Ciauri hanno aderito il Gruppo SFIR, l’antico Caffè Sant’Eustachio, Michele di Rienzo al Pantheon e la Cantina di vini Camponeschi; con la collaborazione della MORorg srl.

Fra Sidival Fila
Nasce in Brasile nel 1962 nello stato del Paranà. Nel 1985 si trasferisce in Italia dove entra a far parte della famiglia religiosa dei frati minori di San Francesco d’Assisi. La sua produzione artistica propone il recupero di diversi materiali poveri come base per la realizzazione di quadri scultura di notevoli dimensioni. Legno, ferro, carta, vecchi tessuti e materiali sono accostati ai colori rispettando un voluto rigore compositivo e formale. Su ogni opera è possibile ritrovare il connubio tra materiale e spirituale: alla forza espressiva dei materiali si aggiunge infatti la relazione con la luce atmosferica che vi trasferisce infinite vibrazioni. Ogni tela diventa la ricerca di un equilibrio, lo spirito e il corpo racchiusi all’interno di carta, metallo, legno, vecchie tele, acrilici e foglia d’oro.

Nel 2007 ha esposto la sua prima mostra personale nel convento di S. Bonaventura di Frascati.
Nel 2008 ha partecipato con la Galleria Via Metastasio 15 al Festival dei due Mondi di Spoleto.

Giorgia Simoncelli

mercoledì 17 settembre 2008

Guido Ravasi il signore della Seta



26 settembre – 8 dicembre 2008


Fondazione Antonio Ratti, Como




Il Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti inaugurerà il 26 settembre 2008 una mostra dedicata a Guido Ravasi (Milano 1877 - Como 1946), creatore nella prima metà del Novecento di straordinarie sete operate e stampate, con le quali partecipò alle Biennali di Monza degli anni Venti e all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1925. La mostra, che sarà aperta al pubblico sino all’8 dicembre 2008 presso la FAR, è a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara, rispettivamente direttrice e curatrice del MuST. L’evento è patrocinato dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Como.


Il MuST possiede una ricchissima collezione di tessuti e album campionario della produzione di Ravasi, che costituiranno la base della mostra insieme a importanti reperti provenienti dagli archivi del Museo Didattico della Seta di Como, che collabora all’iniziativa. La figura di Guido Ravasi, artista-imprenditore che contribuì a diffondere la fama delle sete comasche nel mondo, verrà indagata seguendo i vari filoni della sua produzione: dalle “sete d’arte” ai tessuti per cravatteria, dai leggeri stampati creati per le principali sartorie milanesi degli anni Venti, al famoso piviale realizzato per il Pontefice Pio XI, che uscirà per la prima volta dalla Sacrestia della Cappella Sistina e sarà restaurato per l’occasione dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma. Altri prestiti importanti di tessuti inediti provenienti da collezioni italiane e straniere andranno a completare il quadro della prima monografica dedicata a Guido Ravasi. La mostra si articolerà in sezioni, nelle quali i materiali saranno organizzati in base alla destinazione d’uso. Un primo gruppo, le “sete d’arte”, raccoglierà la parte più spettacolare dei tessuti creati da Ravasi, con disegni dalla forte impronta orientale prodotti in innumerevoli varianti di colore. Foto degli anni Venti, eseguite dal famoso fotografo milanese Sommariva, illustreranno le sedi nelle quali furono esposti, restituendoci il gusto del periodo.


La seconda sezione sarà dedicata alle committenze prestigiose, Chiesa e Stato. Ravasi fu tra i fornitori del Vaticano. Per la chiusura della Porta Santa, in occasione del Giubileo del 1925, l’artista-imprenditore donò al Pontefice Pio XI uno splendido parato di estrema leggerezza, conservato presso la Sacrestia della Cappella Sistina. In occasione del matrimonio di Maria José del Belgio con il principe ereditario Umberto di Savoia, Ravasi realizzò un raso operato a grandi motivi d’oro, che sarà presente in mostra, destinato probabilmente alla fodera del manto nuziale. Come molti industriali del suo tempo, Ravasi intrattenne anche rapporti con il regime fascista, testimoniati da tessuti, sia operati che stampati, la cui vicenda verrà ricostruita attraverso inediti documenti rinvenuti all’Archivio Centrale dello Stato di Roma. La cravatteria e l’abbigliamento maschile saranno il fulcro della terza sezione. Como negli anni tra le due guerre fu una delle protagoniste europee nel campo della cravatteria, con studi di disegno importantissimi come quelli di Gualdo Porro, vincitore nel 1927 del premio internazionale “Salterio” per la migliore cravatta del mondo. La produzione in questo ambito di Ravasi mostra una modernità di disegno sorprendente, tale da renderla interessante anche per i designer contemporanei. L’ultima parte della mostra sarà dedicata al rapporto tra Ravasi e la moda. I suoi legami con le più importanti sartorie milanesi degli anni Venti e Trenta sono poco conosciuti, ma saranno qui documentati dalle riviste dell’epoca. Verranno esposti i tessuti da lui creati e i figurini di moda che rappresentano il risultato di questa collaborazione, assieme a un abito prestato dalle Civiche Raccolte di Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano.Infine, l’esposizione Guido Ravasi il signore della Seta sarà l’occasione anche per far luce sui complessi rapporti che legarono Ravasi a una serie di figure di rilievo del Novecento: dallo scenografo Mario Cito Filomarino e il pittore Piero Persicalli al gioielliere Alfredo Ravasco, per giungere ai più importanti esponenti del panorama della cultura italiana tra le due guerre.


Il catalogo, pubblicato dalla casa editrice Nodo libri di Como, sarà corredato dalle schede a colori dei tessuti esposti, illustrati a piena pagina e comprenderà la biografia del personaggio, un saggio sulla sua produzione tessile e contributi sul suo rapporto con la moda e i legami con il mondo culturale italiano. Informazioni Titolo della mostra: Guido Ravasi il signore della Seta Sede: Fondazione Antonio Ratti, Lungo Lario Trento 9, Como Progetto e curatela: Margherita Rosina, direttore MuST e Francina Chiara, curatore MuSTIn collaborazione con: Museo Didattico della Seta, Como Inaugurazione: 26 settembre 2008, ore 19.00, Fondazione Antonio Ratti Date: dal 27 settembre all’8 dicembre 2008




Orari: dal martedì al venerdì dalle 16.00 alle 19.00 – sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00




Ingresso: gratuito Catalogo: Nodo libri, Como Informazioni: MuST – Museo Studio del Tessuto della FAR, tel. + 39 031 233224




Ufficio stampaIlaria Gianoli +39 333 6317344






Teresa Saibene +39 031 233211


martedì 16 settembre 2008

Georges Seurat, Paul Signac e i neoimpressionisti

Apre a Milano la prima grande retrospettiva realizzata in Italia e dedicata al neoimpressionismo, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e promossa dal Comune di Milano – Cultura. Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano, dell’Ambasciata di Francia in Italia e con la partecipazione del Musée d'Orsay, la mostra è prodotta da Palazzo Reale e da Arthemisia.

A cura della studiosa francese Marina Ferretti Bocquillon, "Chargée de Mission" al Musée d'Orsay di Parigi e con importanti incarichi museali in Francia, la mostra s’incentra sulle figure di Georges Seurat e Paul Signac, presentando una scelta di loro straordinari dipinti provenienti dai più importanti musei del mondo (tra cui il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan e il Guggenheim Museum di New York) ed è pensata per far scoprire al pubblico le due personalità artistiche nel rispettivo ruolo e nel fondamentale contributo che diedero alla nascita e allo sviluppo del neoimpressionismo, diffusosi rapidamente soprattutto in Francia ed in Belgio.

La storia del neoimpressionismo inizia nel 1884, quando i due artisti si incontrano per la prima volta, e la mostra evidenzia la loro evoluzione fino alla nascita del movimento, durante l’inverno 1885-86.
La Seine à Courbevoie è l’opera dipinta da Seurat nel momento in cui le sue ricerche segnano un vero e proprio traguardo artistico, dopo i numerosi studi eseguiti nell’isola della “Grande Jatte”. Ed è proprio in quel momento che il pittore mette in pratica il principio fondamentale della divisione del colore, secondo il quale, ponendo sulla tela piccoli tocchi di colori puri, viene lasciata alla retina dello spettatore il compito di operare, in una visione a distanza, la mescolanza dei toni cromatici.
Il neoimpressionismo è nato e la nuova tecnica, applicata con più o meno rigore, conosce un’ampia diffusione fino alla morte di Seurat nel 1891. Durante gli ultimi venti anni del movimento, dal 1891 al 1910, è soprattutto sotto l’impulso di Signac che la tecnica neoimpressionista si libera maggiormente ed evolve verso un’espressione sempre più intensa del colore.

Il percorso della mostra è organizzato secondo uno sviluppo tematico in sette sezioni che colloca le opere nel loro contesto storico, e offre altresì una coerenza cronologica che consente di seguire l’evoluzione stilistica del neoimpressionismo. Inoltre, un’opera italiana, divisionista o prefuturista (tra cui dipinti di Balla, Previati, Russolo, Longoni), completa ogni sezione in cui è diviso il percorso, per sottolineare la confluenza degli interessi artistici europei durante quel periodo, particolarmente ricco d’innovazioni estetiche.

Sezioni della mostra:

1 - Seurat e Signac prima del neoimpressionismo
Di formazione e temperamento opposti, Seurat e Signac si conoscono nel 1884 durante la prima mostra del gruppo degli “Artistes Indépendants” a Parigi. Georges Seurat (1859-1891) ha ventiquattro anni e cerca leggi sicure che regolino il concetto di bellezza in quanto ai suoi occhi “l’arte è armonia”.
È l’anno in cui Seurat, formatosi all’Ecole des Beaux-Arts, espone la sua prima grande composizione Une baignade. Asnières (1884, Londra, National Gallery), nella quale conferisce ad una scena di vita moderna le dimensioni di un quadro storico. Le opere del giovane Seurat si distinguono subito per una geometria insistente, e negli studi si può notare, sin dal 1882-83, una “mise en place” dai tocchi regolari come in Paysan à la houe (1882) e Paysannes au travail (1882-83) (entrambi dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York), che rendono uniforme e unitaria l’insieme della superficie.
Paul Signac (1863-1935) ha vent’anni e dipinge da autodidatta, dopo essere rimasto affascinato da una mostra di Monet, per cui molto presto assimila la tecnica impressionista. La libertà offerta dal lavoro “en plein air”, l’amore per una luce ed un colore scintillanti, corrispondono alla sua sensibilità. Tutto ciò però non gli impedisce di privilegiare, come Seurat, le composizioni frontali e ben orchestrate che limitano gli effetti prospettici ed affermano la superficie della tela. Tanto Seurat è riservato, quanto Signac è estroverso e preso dalla passione per il colore. Sicché toccherà a lui, chiamato ben presto il “San Paulo” del neoimpressionismo, diffondere e divulgare la teoria della divisione dei toni.
Nonostante le differenze, i due artisti, divenuti amici, condividono il gusto del rigore, della modernità e soprattutto l’ambizione di essere innovativi. Vogliono essere obiettivi scegliendo di descrivere il mondo moderno, secondo il linguaggio che gli è proprio ovvero nuovo e scientificamente all’avanguardia. Si interessano quindi ai trattati di ottica ed allo studio della percezione dei colori.

2 - Periferie
Nel corso della seconda metà del XIX secolo, Parigi, come la maggiore parte delle grandi città europee, si espande e nella periferia i neonati quartieri residenziali confinano con le zone industriali. Questo nuovo paesaggio fa si che i parigini ricerchino nuovi svaghi sulle rive della Senna.
Appassionato di vela, Signac, scopre ad Asnières, dove vive la madre, contemporaneamente le gioie della navigazione e quelle della pittura “en plein air”. Sempre ad Asnières, Seurat inizia nel 1883 la sua prima composizione: Une baignade. Poco lontano si trova l’isola della Grande Jatte, dove i parigini si recano a passeggiare, ed è questo il luogo che l’artista sceglie per dipingere il quadro considerato l’icona del neoimpressionismo, Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte (1884-86, Art Institute of Chicago). Iniziato nel 1884, il quadro viene ripreso e modificato da Seurat, nel corso dell’inverno 1885-1886, raggiungendo una divisione sistematica dei toni.
Signac non perde tempo e subito dopo, nel marzo-aprile 1886, dipinge Les Gazomètres de Clichy, (Melbourne, National Gallery of Victoria) il suo primo paesaggio rigidamente neoimpressionista. Nel maggio 1886, espongono quindi entrambi, con Camille e Lucien Pissarro all’ottava ed ultima esposizione impressionista, presentando le loro prime opere “neoimpressioniste” intorno a Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte. Rapidamente il neoimpressionismo si diffonde in Francia e in Belgio, con sempre più numerosi emuli, sedotti, se non dalla portata scientifica, sicuramente dalla novità del procedimento.

3 - Le stagioni e i lavori
I giovani pittori neoimpressionisti hanno ereditato dai fratelli maggiori impressionisti un gusto spiccato per l’analisi e la traduzione della luce dell’Ile de France. Spesso privi di presenze umane, i paesaggi di Camille Pissarro, d’Albert Dubois-Pillet e di Henri Edmond Cross, dei belgi Henry van de Velde o Théo van Rysselberghe e dell’olandese Jan Toorop, si organizzano secondo una geometria semplice in cui lo studio della luce diventa il vero e proprio soggetto del quadro. Queste tele esprimono una poesia distaccata, quasi astratta, e possono riassumersi in un’armonia cromatica più o meno sfumata secondo il temperamento dell’artista. Significativi in tal senso Briqueterie Delafolie à Eragny (1888) di Pissarro e Paysage avec maronnier (1889, Dordrechts Museum) di Toorop.
Tuttavia, nelle opere di alcuni pittori appare una preoccupazione d’ordine sociale: il belga Costantin Meunier è un precursore in questo campo, seguito da Georges Morren, e in Francia, da Maximilien Luce che diventa il poeta del mondo operaio.

4 – Seurat, Signac: marine
Grazie allo sviluppo della ferrovia, i parigini scoprono il fascino delle spiagge normanne e bretoni. Come Monet, anche Seurat e Signac trascorrono di solito l’estate in riva al mare e se nei mesi invernali, Seurat nel suo atelier si dedica alle grandi composizioni che chiama “Immagini di lotta”, in estate lavora alle Marine.
Marine che sono spesso un puro studio di linee e di colore e che costituiscono un punto fra i più alti dell’arte di Seurat e Signac. Entrambi danno libero corso alla passione per l’analisi della luce e allo sviluppo degli accordi cromatici particolarmente raffinati, in cui la piccola pennellata fa vibrare la superficie della tela come in Port-en-Bessin, avant port, marée haute del 1888 (Parigi, Musée d’Orsay) e in Le chenal de Gravelines: un soir (1890, New York, The Museum of Modern Art) di Seurat. La purezza formale di queste immagini conferisce loro una poesia quasi musicale e, infatti, non contento di attribuire ai suoi quadri un numero “d’opus”, Signac li ha spesso sotto-titolati evocando il ritmo di una partitura, come “l’allegro maestoso” di Concarneau: Calme du soir (New York, The Metropolitan Museum of Art, Lehman Collection).

5 - La città
La Parigi di fine Ottocento è un immenso cantiere. Dopo aver visto il tessuto urbano rimodellato dal prefetto Haussmann, i parigini assistono al completamento della ristrutturazione delle Halles e alla costruzione della Tour Eiffel.
Ma, per gli artisti, Parigi evoca principalmente l’atelier, quello in cui le modelle posano e dove sono elaborate le composizioni più ambiziose perché i pittori neoimpressionisti hanno un approccio del tutto diverso da quello impressionista. Tramite disegni, studi dipinti e schizzi procedono con un lavoro progressivo, riannodando così con le tradizioni della pittura classica.
Parigi è comunque un luogo di svaghi e di ritrovi e gli artisti s’incontrano nei caffè, frequentano locali notturni ed assistono a spettacoli alla moda: il circo, il cabaret e soprattutto il “Can-can”, come testimoniano i due più importanti studi di Seurat, eccezionalmente in mostra, Studio per Le Chahut, 1889-90 (London, Courtauld Institute of Art) e Le Chahut Etude, 1889 (Buffalo, Albright-Knox Art Gallery) mentre Louis Hayet dipinge per esempio, e sono anch’essi in mostra, Au café e La Halle aux blés.
Di notte poi, l’illuminazione a gas dà un nuovo viso alla capitale e il pittore Angrand è il primo a studiarne gli effetti, mentre la poesia notturna delle grandi città con i lampioni accesi seduce particolarmente Maximilien Luce, di cui vediamo Quai de l'Ecole. Paris le soir del 1889. La città è infine il luogo delle mostre, tuttavia i giovani pittori rifiutano di sottoporre le loro opere alla Commissione del “Salon Officiel (esposizione annuale che si teneva nella Parigi ottocentesca i cui organizzatori controllavano l’intero settore artistico) ed espongono in alternativa sia al “Salon des Artistes Indépendants” di Parigi sia al “Cercle des XX” di Bruxelles.

6 - Ritratti
La figura umana è il soggetto più rappresentato nella storia della pittura occidentale. I pittori neoimpressionisti affrontano questo tema sia nelle loro grandi composizioni sia nei numerosi ritratti, per lo più dei loro familiari: Héloïse Signac, madre dell’artista, è ritratta nella La Salle à manger (1886-87), di cui è esposto un mirabile studio, e vediamo la sua compagna, Berthe Roblès, in Femme sous la lampe (Parigi, Musée d'Orsay) e in Femme se coiffant. Lucien Pissaro dipinge il giovane fratello Georges al lavoro, come si vede ne L'Atelier de l'artiste. Portrait de son frère (1887, Indianapolis Museum of Art). AncheThéo Van Rysselberghe ci ha lasciato numerosi ritratti, tra cui, splendidi, quelli della figlia Elisabeth e dell’amico Emile Verhaeren (1892, Bruxelles, Bibliothèque Royale de Belgique), poeta e difensore della causa neoimpressionista. Georges Lemmen ci ha consegnato invece, da ammirare ora in mostra, il meraviglioso dipinto delle piccole Serruys, Les Soeurs Serruys (1894, Indianapolis Museum of Art) sorelle della sua allieva, la pittrice Yvonne Serruys.

7 - Dopo Seurat: marine
Dopo la morte di Seurat nel 1891, Signac è a capo del neoimpressionismo. Lo stesso anno, Cross si stabilisce nel Sud della Francia dove vive come un eremita a Cabasson. Nel 1892 Signac scopre intanto Saint Tropez e decide di trascorrervi parte dell’anno e viene qui raggiunto da numerosi amici.
La sua tecnica evolve nel giro di qualche anno verso una maggiore libertà: nel 1895 il tocco si espande ed il colore viene rafforzato. Le sue opere assumono la forma di mosaici e guadagno in forza e in semplicità; Saint-Tropez. L'orage (1895, L’Annonciade, Musée de Saint-Tropez), qui esposto, ne è un chiaro esempio. D’altro canto, sia Clocher de Saint-Tropez (1896, Toulouse, Fondation Bemberg), sia la furia colorata del bellissimo Voiles et pins (1896) sono testimoni di questa evoluzione: lo studio del colore puro primeggia sull’analisi della luce ed annuncia oramai il Fauvismo. Nel 1899, Signac pubblica il volume D’Eugène Delacroix au néo-impressionnisme che spiega gli elementi propulsivi della tecnica divisionista e li integra in una prospettiva storica. Questo trattato (presente in mostra), tradotto in tedesco e spesso ripubblicato, sarà letto ed avrà un grande impatto su un’intera generazione di pittori con la passione per i colori e per le teorie estetiche, tra cui in particolare Wassily Kandinsky. Matisse soggiorna a Saint Tropez nel 1904 e pratica, seppur per poco tempo, la divisione dei toni e lo stesso anno Mondrian lavora presso Toorop a Domburg nei Paesi Bassi.
A Parigi, Balla (in mostra Agave sul mare del 1905) e Severini s’interessano anch’essi, affascinati, alla teoria e alla tecnica della divisione e del colore puro. Alla morte di Cross nel 1910, Signac rimane l’ultimo rappresentante del primo neoimpressionismo. Dipinge d’ora in poi sempre meno ad olio e pratica sempre più la tecnica dell’acquarello. Una nuova storia inizia, quella delle avanguardie del XX secolo.

La fotografia del colore e la teoria del colore
Nel percorso della mostra, due sezioni specifiche sono dedicate rispettivamente alla fotografia a colori, a cura di Silvana Turzio, e all’approfondimento delle teorie del colore, a cura di Francesca Valan.

Fin dal 1860 alcuni fotografi sperimentatori si ispirano alla “miscela ottica” e alla teoria del “contrasto simultaneo”, studiati da Eugène Chevreul, individuando soluzioni interessanti, ma occorre aspettare l’inizio del Novecento perché si concretizzi il sogno della “fotografia del colore”: l’autocromia, messa a punto dai fratelli Lumière. Le straordinarie autocromie esposte in questa sezione, provenienti dalla collezione della Société française de photographie, sono state scelte tra quelle prodotte nei primissimi anni della loro diffusione e tra quelle che più si avvicinano ai quadri neoimpressionisti sia per i soggetti che per la ricerca estetica.
Nella sezione dedicata alle teorie del colore è possibile invece realizzare veri e propri esperimenti visivi ideati e documentati dallo stesso Chevreul; esercizi che aiutano a "vedere" le vibrazioni luminose e a capire la ricerca dei neoimpressionisti. Alcuni esperimenti visivi si possono altresì effettuare lungo il percorso della mostra, di fronte ai quadri, in modo da comprendere a fondo la tecnica dei pigmenti puri composti direttamente sulla tela e i diversi stili di pennellata. Al termine del percorso, ogni visitatore potrà altresì partecipare alla divertente interpretazione collettiva del grande capolavoro di Seurat Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, posando sulla traccia grafica del dipinto un pallino adesivo colorato ovvero il proprio "puntino" cromatico.

Catalogo Skira

Giovedì 9 ottobre 2008
Vernice stampa - conferenza stampa presso la Sala delle Otto Colonne ore 11.30
Inaugurazione ore 18.30
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano

venerdì 5 settembre 2008

ORO

OPERA D’ARTE
RINNOVO
OMAGGIO AL TRASCENDENTE

Oro, opera – rinnovo - omaggio: un omaggio al trascendente, al tema della rinascita e del rinnovo che Via Metastasio 15 propone con i lavori di Chicco Margaroli e Alexei Kyrilloff. La preziosità materica dell’oro viene ricercata come veicolo di un profondo messaggio spirituale di trasformazione.

Chicco Margaroli presenta Giostra, installazione di anelli scultura in vescica stabilizzata e foglia d’oro. L’anello simbolo di appartenenza affettiva e di proprietà è il prezioso involucro del sentimento, della relazione quotidiana tra uomo e donna e dei frutti che essa produce. Così Eden è la rappresentazione idealizzata del grande sogno d’amore, il Remigante è l’uomo che conduce nel mare della vita, il Guardiano è la forza del protettore.



L’artista presenta anche Cut-e, video sulla forza della vita che come un seme piantato germoglia fino alla recisione della nascita, al distacco dal ventre-terra della madre per poter realmente costituire una nuova esistenza.

Alexei Kyrilloff è presente con ritratti di giovani donne in carta di riso e carta pergamena in cui l’iconografia russa si mescola alla cromia brillante della terra greca dove l’artista attualmente vive e lavora. A questi si uniscono dipinti e misteriose scatole “magiche” strumenti per stimolare la mente e lo spirito verso una riscoperta del trascendente.



Il sacro dell’amore in un quotidiano omaggio alla vita.

Oro è anche la preziosa opera d’arte orafa del maestro Enrico Morbidoni.

Todi, Complesso Monumentale delle Lucrezie, Via Paolo Rolli
dal 7 al 14 settembre


Via Metastasio 15
Art Gallery & Store

La Galleria d’Arte Contemporanea Via Metastasio 15 nasce a Roma dalla volontà di due soci fondatori, l’avvocato e collezionista Alessia Montani e l’artista orafa Bianca Alfonsi.

Il mondo dell’Arte è un universo complesso e variegato e la Galleria ospita ogni forma artistica ed espressiva. Opere di pittura, scultura, fotografia e libri, di artisti già affermati in ambito internazionale o emergenti, proposti accanto a pezzi unici, o realizzati in piccola serie, da sperimentati maestri artigiani, proposti in una visione della creatività concepita su vari livelli e percorsi di trasformazione.

Via Metastasio 15 è uno spazio unico nato dalla convinzione che dove c’è armonia, bellezza e suggestione, c’è arte.

mercoledì 16 luglio 2008

Public Improvisations

Il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti si sta svolgendo a Como con Yona Friedman (Budapest, 1923), architetto e teorico che vive a Parigi dal 1957. Il Corso, diretto dal 1995 da Annie Ratti, è a cura di Luca Cerizza, Anna Daneri e Cesare Pietroiusti ed è realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla cultura del Comune di Como.La XIV edizione del CSAV ha luogo presso lo Spazio San Francesco dal 1 al 23 luglio. Il programma per i ventitrè giovani artisti internazionali, selezionati da una commissione scientifica, prevede un'attività quotidiana articolata in forma di workshop a fianco di Yona Friedman, di approfondimenti teorici proposti dai curatori interni e seminari con alcuni personaggi di spicco della scena culturale.
Dal 22 luglio è possibile vedere il progetto site-specific ideato e realizzato appositamente per la Fondazione Antonio Ratti. Friedman presenterà in anteprima mondiale una versione del nuovo progetto Musée dans la rue (2008), commissionato originariamente dalla città di Parigi, e che sarà ospitato dal prossimo autunno a Belville in forma permanente. Lo stesso giorno verrà presentato Corso Aperto, durante il quale i giovani artisti partecipanti allo CSAV esporranno nelle strade e piazze di Como e all’interno dello Spazio S. Francesco, le loro opere, progetti e documentazioni.
A Como il Musée dans la rue, pensato e realizzato da Friedman con gli studenti del corso, è la prima tappa della diffusione del progetto in diverse città europee. Ogni Musée dans la rue è un agglomerato di cubi e parallelepipedi di plexiglass trasparente sovrapposti uno sull’altro. Distribuiti in due spazi pubblici della città, diversi per identità storica e sociale, questi musei di strada saranno come delle superfici libere, completamente a disposizione di chiunque desideri lasciarvi un segno. Come sempre nel suo lavoro, Friedman ha disegnato una semplice struttura di base che dovrà essere attivata, modificata e completata dall’intervento dell’utente. Musée dans la rue è una piattaforma pubblica, uno spazio aperto che interroga l’idea stessa di museo, di luogo pubblico e di partecipazione sociale. L’intervento è localizzato in Piazza Cavour e all’Asilo Sant’Elia di Terragni. Questi due luoghi, esemplari di diversi aspetti storici e sociali della città, ospiteranno diverse versioni del museo, realizzate con caratteristiche strutturali e materiali differenti: il plexiglass trasparente e il cartone, come nel caso dell’asilo, visto da Friedman come palestra di improvvisazione e creazione continua. In questo importante esempio di architettura razionalista, Friedman incoraggerà i bambini ad utilizzare le forme da lui progettate in assoluta libertà.Per completare la realizzazione del progetto di Piazza Cavour, la Fondazione Ratti ha promosso tra i cittadini di Como una raccolta di oggetti di diverse forme e tipologie che diventeranno i contenuti del museo progettato da Friedman.
Come spiega Friedman “L’arte può essere considerata come un’espressione dell’individuo in relazione con la comunità, ed è sempre indirizzata a qualcuno. Un’opera d’arte trasmette un messaggio, senza includere i codici per la sua comprensione. Il messaggio potrebbe essere anche solo per l’artista. Tutti hanno qualcosa da trasmettere, quindi siamo tutti potenziali artisti. Non esiste un oggetto che non possa essere considerato opera. Dobbiamo aiutare chiunque senta il bisogno di diventare artista a trovare un codice tecnicamente semplice per il proprio messaggio e questi codici hanno la caratteristica di essere improvvisati. L’arte inizia con l’improvvisazione, così come l’intelligenza. Durante il seminario Public Improvisations esploreremo l’improvvisazione, le tecniche semplici, che non necessitano istruzioni, disegni o piani complicati, perché l’arte, per essere accessibile al pubblico generale, deve utilizzare tecniche semplici, facili da adottare. L’arte pubblica improvvisata può essere esplorata ovunque negli spazi pubblici: nelle strade, nei boschi, in un atrio, sul lago. Il luogo stesso è parte dell’opera d’arte”.
Nato in Ungheria nel 1923, Friedman vive a Parigi dal 1957. Architetto e teorico, ha studiato a Budapest e alla Technion di Haifa. Nel 1956, in occasione del X International Congress of Modern Architecture (ICMA) a Dubrovnik, la pianificazione razionale del movimento moderno fu messa in discussione proprio dal suo approccio universalista, e dalla sua fiducia nell’individuo. Nel dicembre 1958, Friedman ha fondato il Groupe d’Études d’Architecture Mobile (GEAM), che, fino al 1962, si è dedicato ad adattare l’architettura ai cambiamenti prodotti dalla vita moderna. Si è affermato internazionalmente con il manifesto L’Architecture mobile (1958) e il concetto di Ville spatiale. Attraverso la teoria delle “superstrutture” pensate sopra città e paesaggi, ha sempre inteso fornire alle persone il sapere e gli strumenti per determinare il proprio contesto abitativo. Friedman rivendica inoltre la possibilità di combinare un approccio analitico con uno olistico. Tra i suoi testi ricordiamo: Towards a Scientific Architecture (1975), A Better Life in Towns (1980), Utopie realizzabili (2003), Pro Domo (2006). Ha partecipato a mostre internazionali come la Biennale di Venezia e Documenta e le sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali. Tra gli ultimi eventi realizzati, va segnalato un progetto specifico per il Mart di Rovereto, nel 2006. Sue mostre personali hanno avuto luogo quest’anno a Bordeaux (arc en rêve CAPC) e al Portikus di Francoforte.
La mostra di fine Corso e le pubblicazioni di tutto il lavoro svolto durante il CSAV (edite da Mousse e Charta) saranno presentate a Milano nel dicembre 2008, in collaborazione con DOCVA, Neon fdv, Artegiovane Milano. In questa occasione una giuria segnalerà i tre vincitori del Premio Epson FAR per la ricerca artistica, giunto alla terza edizione.
I Visiting Professor degli anni scorsi sono stati: Joseph Kosuth (1995), John Armleder (1996), Allan Kaprow (1997), Hamish Fulton (1998), Haim Steinbach (1999), Ilya Kabakov (2000), Marina Abramović (2001), Giulio Paolini (2002), Richard Nonas (2003), Jimmie Durham (2004), Alfredo Jaar (2005), Marjetica Potrč (2006), Joan Jonas (2007). InformazioniXIV Corso Superiore di Arti Visive Visiting professor Yona FriedmanDate del Corso 1 – 23 luglio 2008Presso lo Spazio S. Francesco Largo Spallino 1, Como Italia 22 luglio 2008, ore 17 Corso Aperto – allievi del CSAV Spazio S. Francesco, Como Musée dans la rue – presentazione del progetto a cura di Yona Friedman e degli allievi del CSAVPiazza Cavour, Porta Torre, Asilo Sant’Elia.

Fondazione Antonio Ratti Public Improvisations XIV Corso Superiore di Arti VisiveComo, 1 – 23 luglio 2008 Visiting professor Yona Friedman 22 luglio 2008 Corso Aperto – gli allievi in mostra Spazio S. Francesco - Como 22 luglio - 19 agosto Musée dans la rue – progetto site-specific, Yona Friedman 3 spazi pubblici - Como

martedì 15 luglio 2008

QUINDICESIMA QUADRIENNALE DI ARTE A ROMA



Roma - 18 maggio 2008 Giunge alla sua quindicesima edizione la Quadriennale d’arte di Roma, il principale appuntamento istituzionale di arte contemporanea italiana. Torna nella sua sede storica, il Palazzo delle Esposizioni, dove sarà l’unica mostra in programma per tutta l’estate 2008 (19 giugno-14 settembre).

Dal 1931, le Quadriennali hanno il compito di offrire una panoramica delle tendenze più significative nelle arti visive in Italia, ma ogni edizione adotta uno specifico angolo di visione.
L’impianto critico della 15ª Quadriennale è stato affidato a una Commissione composta da cinque curatori e storici dell’arte, diversi per ambiti di interesse e percorsi professionali: Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni, Claudio Spadoni.
Se l’ultima edizione (2003-2005) estendeva lo sguardo fino ai maestri degli anni Sessanta-Settanta ancora in attività, questa volta l’attenzione è circoscritta alle generazioni di artisti che hanno iniziato ad affermarsi in Italia negli ultimi vent’anni.
La Commissione ha, inoltre, scelto di riservare un omaggio a Luciano Fabro (Torino, 20 novembre 1936-Milano, 22 giugno 2007), a un anno esatto dalla sua prematura scomparsa. A lui è dedicata l’apertura della mostra: la scultura Autunno, mai esposta in Italia e tra le ultime sue opere, è l’unico segno artistico che accoglie lo spettatore nella Sala della Rotonda. A lui è dedicata anche l’apertura del catalogo (Marsilio), con la pubblicazione di un suo vibrante intervento sull’etica dell’artista. L’omaggio vuole simbolicamente ricordare l’innovatività del linguaggio di Fabro e l’importante eredità teorico-critica del suo insegnamento.

Alla 15ª Quadriennale partecipano novantanove artisti, ciascuno presente con un’opera molto recente, spesso realizzata appositamente, in molti casi in situ. L’allestimento, a cura di Lucio Turchetta, ha risposto alla necessità di una presentazione equilibrata di lavori molto eterogenei per formato, tecniche di realizzazione, esigenze espositive. Il percorso della mostra si articola in tutti i 3000 mq del Palazzo di via Nazionale, non senza qualche sorpresa anche negli spazi dei servizi aggiuntivi.

Le linee guida della ricognizione

L’obiettivo della mostra non è quello di compilare un “chi è chi” dell’arte contemporanea italiana, ma di registrare le diverse declinazioni del nostro fare artistico negli ultimi due decenni, tra un confronto con l’eredità del più vicino Novecento (arte concettuale, minimalismo, i diversi ritorni alla pittura) e la ricerca di nuove dimensioni creative. Si è voluto, così, provare a tracciare una mappatura di esperienze ritenute rappresentative dei principali esiti della ricerca artistica condotta nel nostro paese dalla fine degli anni Ottanta ad oggi.

In questo ambito, si è scelto di dedicare una particolare attenzione agli artisti mid-career e giovani, portatori di linguaggi “in movimento” e indicativi di possibili evoluzioni nel prossimo futuro. L’età media degli artisti invitati è compresa entro i quarantacinque anni. Un quarto è “under 35”, uno su tre è donna. Si è cercato, inoltre, di identificare possibili specificità della situazione italiana nel sistema internazionale dell’arte. Si è tenuto, quindi, conto anche di particolari aggregazioni territoriali emerse nel nostro paese e cresciute nella condivisione di un clima culturale, a una relativa distanza da processi di omologazione.

Non è certo semplice fissare criteri che consentano di documentare l’estrema diversificazione di modalità espressive che caratterizza oggi la scena artistica italiana. Si è così scelto di non attribuire agli artisti delle linee di appartenenza: preminente è la personalità del singolo autore, la sua qualità di vedere, capire, interpretare il nostro momento storico. E’ proprio a partire dai primi anni Novanta che diventa arduo definire il profilo di una generazione di artisti che agiscono “in solitario” e avvertono sempre più il bisogno di rimanere fedeli a una propria identità. E’ un dato che emerge via via più prepotentemente e che viene confermato anche da questa edizione della Quadriennale.

Ogni tentativo di distinguere le opere in mostra a seconda delle pratiche artistiche appare limitativo, tanti sono i linguaggi per temi, tecniche, sensibilità e continui gli slittamenti tra diversi dispositivi formali.
Per quanto riguarda le tecniche, in linea generale, si può comunque osservare come tra le opere in mostra vi sia una forte componente video. Mai come in questa edizione della Quadriennale, inoltre, si registra una elevata presenza di installazioni, in gran parte a dimensione ambiente. Meno frequente, in questa edizione, forse è la fotografia. Un nucleo significativo di artisti continua a prediligere come mezzi espressivi la pittura, la scultura, il disegno, spesso in dialogo tra loro, piuttosto che con riferimenti iconografici (come il cinema), letterari, musicali.
Si possono egualmente anticipare alcuni dei principali campi di indagine che le opere riflettono. Alcune rimandano all’attualità, a tematiche come l’ambiente, gli armamenti, la sicurezza sul lavoro, il controllo sulla libertà personale. Molte, invece, hanno una dimensione privata e si interrogano su temi quali l’identità, la memoria, il fluire del tempo. Non poche si soffermano sulle interazioni tra l’individuo e lo spazio, dalla grande città ad ambienti chiusi, con una attenzione al suo impatto sui nostri comportamenti. Ci sono interventi che rivelano un interesse per i meccanismi comunicativi e le dinamiche interrelazionali. Altri si concentrano sulla genesi stessa dell’opera d’arte, sull’atto creativo.




I premi agli artisti: una Giuria internazionale

Sarà una Giuria internazionale ad assegnare i premi della 15ª Quadriennale, una scelta del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dettata dalla volontà di favorire una occasione di concreta conoscenza degli artisti partecipanti da parte di tre personalità di alto profilo alla guida di importanti realtà espositive europee. La Giuria Premi è costituita, infatti, da Suzanne Pagé, Direttore della Fondation Louis Vuitton pour la création (dopo essere stata per diciassette anni alla guida del Museo d’Arte Moderna di Parigi), Gerald Matt, Direttore della Kunsthalle di Vienna, Vicente Todolí, Direttore della Tate Modern di Londra.
Tre i premi in palio. Il Premio Quadriennale, di 20.000 euro, il Premio alla giovane arte (under 35) di 10.000 euro e una medaglia d’oro alla carriera. Dato il taglio generazionale della 15a Quadriennale, il premio alla carriera sarà assegnato extra mostra a un riconosciuto maestro dell’arte italiana. I premi saranno assegnati e resi noti nel corso di una cerimonia che avrà luogo venerdì 12 settembre.

Altre novità di questa Quadriennale

ü L’orario estivo: per la Quadriennale il Palazzo delle Esposizioni osserverà un orario prolungato la sera, dalle 11 alle 23.30 il ven e il sab, dalle 11 alle 21 gli altri giorni.

ü L’offerta ai visitatori: per i più curiosi, oltre alle classiche visite guidate, sono a disposizione percorsi di lettura delle opere. A partire dal 2 luglio, ogni mercoledì e venerdì alle ore 18, senza costi aggiuntivi e senza prenotazione, è aperta la partecipazione a incontri che consentono di sperimentare nuovi approcci multidisciplinari all’arte contemporanea. Un progetto frutto della collaborazione con i Servizi educativi-Laboratorio d’Arte del Palazzo delle Esposizioni e con l’Università degli Studi La Sapienza.

La documentazione della 15ª Q: l’Archivio Biblioteca della Quadriennale (ArBiQ) ha curato un programma di documentazione della mostra che spazia dalla produzione di audiovisivi, alla realizzazione di un “progetto pilota” per la descrizione della New Media Art, all’ideazione di infopoint interattivi dislocati lungo il percorso espositivo (v. scheda in cartella stampa).

La mostra nella mostra: nello Spazio Fontana, al piano terra tra la libreria e la caffetteria, è aperta una mostra che racconta l’oggi e la storia della Quadriennale di Roma, attraverso una selezione di immagini suggestive tratte dal suo prezioso Archivio e un documentario realizzato in collaborazione con l’Istituto Luce e Rai Teche. Un altro progetto siglato ArBiQ.

martedì 8 luglio 2008

DIVE DIVINE E DIVANI- Superfici di pensiero


Venerdì 18 luglio 2008, dalle ore 19.30 alle 22.00, Luca Picchio presenta l’allestimento pittorico di Michele Nero, presso il Salone di Compagnia della Bellezza in Viale degli Ammiragli, 44 – con la collaborazione del Web Magazine CU.SP.I.D.E. e il supporto multimediale di Giovanni Croce.

Non sempre ciò che colpisce l’occhio arriva fino al cuore, spesso si ferma molto prima. Per un semplice appagamento estetico e visivo. Ciò che ci attrae è la bella forma, l’armonia dei contrasti, le tonalità più o meno forti, un certo gusto per la decorazione che, però, nulla hanno a che vedere con implicazioni emotive profonde che potrebbero rievocare in noi sensazioni passate o ricordi sommessi della nostra infanzia.

Elogio della superficie appunto. Esaltazione dell’esteriorità.
Perché tanta superficialità?

“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”, diceva Oscar Wilde. Allora recuperiamo la parte superficiale in ognuno di noi ed esaltiamola alla massima potenza. Godiamo con gli occhi, senza il filtro della ragione. Semplifichiamo, dividiamo, viviamo. Un ritorno primordiale alla semplicità infantile.

Quasi un nuovo realismo svuotato di implicazioni filosofiche e psicologiche. Un contenitore vuoto da non riempire, anzi forse da svuotare periodicamente. La bellezza a sé, l’arte per l’arte, l’inutilità assoluta. Tutto questo confluisce in Dive, Divine e Divani.

Dive
Cosa c’è di più appariscente di una diva, cosa c’è di più appagante della sua immagine? Un alone di mistero per non dire nulla della sua vita privata. Ma solo ammirazione, nel senso visivo del termine. Osservazione di coloro che hanno fatto della loro vita un’immagine, e quindi della loro esteriorità un’icona da celebrare. Quale migliore vetrina allora dello spazio allestito da Luca Picchio!

Divinità
Spogliate di qualsivoglia riferimento religioso queste immagini assumono un carattere puramente estetico e decorativo. Diventando così un insieme di simboli e accostamenti cromatici che hanno come unico fine la bellezza.

Divani
Assembramenti modulari di forme e colori, oggetti di uso quotidiano utilizzati per svagarsi, distrarsi, non pensare. Archetipi della futilità e del tempo libero, dell’ozio e del relax. Oggetti che diventano sempre più ornamenti estetici per le nostre case, che perdono la comodità a scapito del design. Riqualificandosi in una veste de-strutturata che li ri-connota esteticamente. “Je est un autre” o “Ceci n'est pas une pipe”.

Dive, divinità e divani come emblemi del vuoto. Un vuoto cosmico, dilagante. In una società che non ha voglia di riflettere ma che si vuole semplificare ai minimi termini per apparire in quello che è, forse in maniera più vera e sostanziale di quanto possa farci credere a parole o attraverso concetti troppo elaborati.


Michele Nero nasce ad Agnone (IS) nel 1979. Da sempre si dedica allo studio delle diverse forme artistiche, prima tra tutte l’iconologia classica greca e bizantina. Attento osservatore, ha dimostrato sempre un forte interesse per la figuratività e per la ritrattistica per poi dedicarsi nella sua ultima produzione anche alla tematica astratta. Ha realizzato diverse collaborazioni artistiche, alcune delle quali in ambito scenografico. Ha presentato a Roma, nel 2005/2006, la personale “Sacre dissonanze – A Sua immagine e differenza”. Ha partecipato al premio De Andrè nel 2007. Ha realizzato nel 2008 la personale “Per aspera ad astra” presso Lo Zodiaco di Roma. Ha partecipato recentemente alla collettiva “Disarticolando”.

DIVE, DIVINE E DIVANI
Superfici di pensiero

Compagnia della Bellezza
Viale degli Ammiragli, 44
00136 – Roma

www.lucapicchio.com

una produzione:

CUSP.I.D.E.

CUltura SPettacolo Intrattenimento Divagazioni artistiche Etno-gastronomia

www.cuspide.biz

cuspideblog.blogspot.com

+39 333 5284756

redazione@cuspide.biz – info@cuspide.biz

Official Blog: divedivinedivani.blogspot.com

E-mail divedivinedivani@gmail.com


La mostra sarà in allestimento dal 18 al 31 luglio presso Luca Picchio –Viale degli Ammiragli, 44 dalle ore 9 alle 19 e 30 anche lunedì – info 06 39740332



P.l’Ufficio Stampa
Sara Guglielmi
+39 393 9290923
+39 06 98185065

mercoledì 18 giugno 2008

15ª Quadriennale d'arte di Roma

Si apre la 15ª Quadriennale d'arte di Roma: un fermo-immagine dell'arte italiana dagli anni Novanta a oggi, con un omaggio a Luciano Fabro
Roma - 18 giugno 2008
Giunge alla sua quindicesima edizione la Quadriennale d'arte di Roma, il principale appuntamento istituzionale di artecontemporanea italiana. Torna nella sua sede storica, il Palazzo delle Esposizioni, dove sarà l'unica mostra in programma per tutta l'estate 2008 (19 giugno-14 settembre).
Dal 1931, le Quadriennali hanno il compito di offrire una panoramica delle tendenze più significative nelle arti visive in Italia, ma ogni edizione adotta unospecifico angolo di visione. L'impianto critico della 15ª Quadriennale è stato affidato a una Commissione composta da cinque curatori e storici dell'arte, diversi per ambiti di interessee percorsi professionali: Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni, Claudio Spadoni. Se l'ultima edizione (2003-2005) estendeva lo sguardo fino ai maestri degli anni Sessanta-Settanta ancora in attività, questa volta l'attenzione ècircoscritta alle generazioni di artisti che hanno iniziato ad affermarsi in Italia negli ultimi vent'anni. La Commissione ha, inoltre, scelto di riservare un omaggio a Luciano Fabro (Torino, 20 novembre 1936-Milano, 22 giugno 2007), a un anno esatto dallasua prematura scomparsa. A lui è dedicata l'apertura della mostra: la scultura Autunno, mai esposta in Italia e tra le ultime sue opere, è l'unico segnoartistico che accoglie lo spettatore nella Sala della Rotonda. A lui è dedicata anche l'apertura del catalogo (Marsilio), con la pubblicazione di un suovibrante intervento sull'etica dell'artista.
L'omaggio vuole simbolicamente ricordare l'innovatività del linguaggio di Fabro e l'importante ereditàteorico-critica del suo insegnamento.Alla 15ª Quadriennale partecipano novantanove artisti, ciascuno presente con un'opera molto recente, spesso realizzata appositamente, in molti casi insitu. L'allestimento, a cura di Lucio Turchetta, ha risposto alla necessità di una presentazione equilibrata di lavori molto eterogenei per formato, tecnichedi realizzazione, esigenze espositive. Il percorso della mostra si articola in tutti i 3000 mq del Palazzo di via Nazionale, non senza qualche sorpresaanche negli spazi dei servizi aggiuntivi.
Le linee guida della ricognizioneL'obiettivo della mostra non è quello di compilare un "chi è chi" dell'arte contemporanea italiana, ma di registrare le diverse declinazioni del nostro fareartistico negli ultimi due decenni, tra un confronto con l'eredità del più vicino Novecento (arte concettuale, minimalismo, i diversi ritorni alla pittura) e laricerca di nuove dimensioni creative. Si è voluto, così, provare a tracciare una mappatura di esperienze ritenute rappresentative dei principali esiti dellaricerca artistica condotta nel nostro paese dalla fine degli anni Ottanta ad oggi. In questo ambito, si è scelto di dedicare una particolare attenzione agli artisti mid-career e giovani, portatori di linguaggi "in movimento" e indicativi dipossibili evoluzioni nel prossimo futuro. L'età media degli artisti invitati è compresa entro i quarantacinque anni.
Un quarto è "under 35", uno su tre èdonna. Si è cercato, inoltre, di identificare possibili specificità della situazione italiana nel sistema internazionale dell'arte. Si è tenuto, quindi, contoanche di particolari aggregazioni territoriali emerse nel nostro paese e cresciute nella condivisione di un clima culturale, a una relativa distanza daprocessi di omologazione.Non è certo semplice fissare criteri che consentano di documentare l'estrema diversificazione di modalità espressive che caratterizza oggi la scenaartistica italiana. Si è così scelto di non attribuire agli artisti delle linee di appartenenza: preminente è la personalità del singolo autore, la sua qualità divedere, capire, interpretare il nostro momento storico. E' proprio a partire dai primi anni Novanta che diventa arduo definire il profilo di una generazionedi artisti che agiscono "in solitario" e avvertono sempre più il bisogno di rimanere fedeli a una propria identità. E' un dato che emerge via via piùprepotentemente e che viene confermato anche da questa edizione della Quadriennale. Ogni tentativo di distinguere le opere in mostra a seconda delle pratiche artistiche appare limitativo, tanti sono i linguaggi per temi, tecniche, sensibilità econtinui gli slittamenti tra diversi dispositivi formali. Per quanto riguarda le tecniche, in linea generale, si può comunque osservare come tra le opere in mostra vi sia una forte componente video.
Mai come in questa edizione della Quadriennale, inoltre, si registra una elevata presenza di installazioni, in gran parte a dimensione ambiente. Meno frequente, inquesta edizione, forse è la fotografia. Un nucleo significativo di artisti continua a prediligere come mezzi espressivi la pittura, la scultura, il disegno,spesso in dialogo tra loro, piuttosto che con riferimenti iconografici (come il cinema), letterari, musicali. Si possono egualmente anticipare alcuni dei principali campi di indagine che le opere riflettono. Alcune rimandano all'attualità, a tematiche comel'ambiente, gli armamenti, la sicurezza sul lavoro, il controllo sulla libertà personale. Molte, invece, hanno una dimensione privata e si interrogano sutemi quali l'identità, la memoria, il fluire del tempo. Non poche si soffermano sulle interazioni tra l'individuo e lo spazio, dalla grande città ad ambientichiusi, con una attenzione al suo impatto sui nostri comportamenti. Ci sono interventi che rivelano un interesse per i meccanismi comunicativi e ledinamiche interrelazionali. Altri si concentrano sulla genesi stessa dell'opera d'arte, sull'atto creativo. I premi agli artisti: una Giuria internazionaleSarà una Giuria internazionale ad assegnare i premi della 15ª Quadriennale, una scelta del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dettata dallavolontà di favorire una occasione di concreta conoscenza degli artisti partecipanti da parte di tre personalità di alto profilo alla guida di importanti realtàespositive europee. La Giuria Premi è costituita, infatti, da Suzanne Pagé, Direttore della Fondation Louis Vuitton pour la création (dopo essere stata perdiciassette anni alla guida del Museo d'Arte Moderna di Parigi), Gerald Matt, Direttore della Kunsthalle di Vienna, Vicente Todolí, Direttore della TateModern di Londra.
Tre i premi in palio. Il Premio Quadriennale, di 20.000 euro, il Premio alla giovane arte (under 35) di 10.000 euro e una medaglia d'oro alla carriera. Dato iltaglio generazionale della 15a Quadriennale, il premio alla carriera sarà assegnato extra mostra a un riconosciuto maestro dell'arte italiana. I premisaranno assegnati e resi noti nel corso di una cerimonia che avrà luogo venerdì 12 settembre.Altre novità di questa Quadriennale" L'orario estivo: per la Quadriennale il Palazzo delle Esposizioni osserverà un orario prolungato la sera, dalle 11 alle 23.30 il ven e il sab, dalle11 alle 21 gli altri giorni." L'offerta ai visitatori: per i più curiosi, oltre alle classiche visite guidate, sono a disposizione percorsi di lettura delle opere. A partire dal 2 luglio,ogni mercoledì e venerdì alle ore 18, senza costi aggiuntivi e senza prenotazione, è aperta la partecipazione a incontri che consentono di sperimentarenuovi approcci multidisciplinari all'arte contemporanea. Un progetto frutto della collaborazione con i Servizi educativi-Laboratorio d'Arte del Palazzo delleEsposizioni e con l'Università degli Studi La Sapienza."
La documentazione della 15ª Q: l'Archivio Biblioteca della Quadriennale (ArBiQ) ha curato un programma di documentazione della mostra chespazia dalla produzione di audiovisivi, alla realizzazione di un "progetto pilota" per la descrizione della New Media Art, all'ideazione di infopointinterattivi dislocati lungo il percorso espositivo (v. scheda in cartella stampa)." La mostra nella mostra: nello Spazio Fontana, al piano terra tra la libreria e la caffetteria, è aperta una mostra che racconta l'oggi e la storia dellaQuadriennale di Roma, attraverso una selezione di immagini suggestive tratte dal suo prezioso Archivio e un documentario realizzato in collaborazionecon l'Istituto Luce e Rai Teche. Un altro progetto siglato ArBiQ.

lunedì 9 giugno 2008

DISARTICOLANDO

GERMANO. QUANDO LA SCULTURA DIVENTA GIOIELLO

A due anni dalla morte del padre, il grande scultore e orafo Germano Alfonsi, le figlie Bianca e Micaela hanno voluto omaggiarne la memoria con una mostra elegante e ricercata in Via Metastasio 15.



Sono presenti bronzi, sculture in oro, vetri di murano, gioielli, piatti e coppe in argento, nella volontà di rendere lo spettatore partecipe della infinita creatività e poliedricità di Germano, un artista capace di esprimersi pienamente con differenti materiali rendendoli unici grazie alla genialità del suo intervento manuale.

Vengono presentate in Galleria una raccolta scelta di sculture in bronzo come Il Rifiuto, l’impossibilità di un amore negato, colto in tutta la sua toccante umanità; I tre stati della donna: La voluttà, Il Pudore, Il Femminismo per omaggiare la femminilità nella diversità dei suoi moti interiori; Vesuviana; Ballerina e Movimento. La sinuosità del corpo femminile si schiude in tutta la sua grazia e bellezza, teso nell’accenno di un passo di danza o voluttuosamente abbandonato in un vortice di morbide curve.


All’ utilizzazione del bronzo e della terra cotta per le sue sculture Germano unisce poi l’oro, realizzando opere come Il Caronte e L’Inferno di Dante. Piccole sculture capolavoro realizzate con la tecnica della cera persa in cui l’artista esplora i diversi stati d’animo di una umanità dannata.

Splendide anche le opere realizzate in vetro di murano, sculture, calici e coppe in cui il maestro inserisce la sua sapienza di artista artigiano nei preziosi particolari in argento cesellato come Inno all’amore, del 1986, in cui il corpo di un uomo e quello di una donna si uniscono in un abbraccio dolce e appassionato.

Alle sculture si aggiungono i gioielli, vere e proprie “sculture in oro da indossare” in cui ritornano i temi a lui più cari: le maschere, i putti, figure della mitologia e dell’arte classica come Leda e il cigno, Bacco o la Venere di Botticelli.

Un modo unico per ornare con l’arte il proprio corpo: “tutti i miei clienti nel momento in cui indosseranno un mio gioiello, sentiranno tutta l’immensa emozione dell’amore e della vita che io ho messo in ogni mia singola opera…” Germano.


In mostra sono presenti anche i delicati abiti di Virginia Menta alla sua prima esposizione.



Giorgia Simoncelli

foto di: Flavio Costa

mercoledì 4 giugno 2008

Scala Mercalli, il terremoto creativo della Street Art Italiana

E’ la più grande mostra mai organizzata in Italia sul fenomeno della Street Art, a metà tra la cultura underground e quella overground; un vero e proprio terremoto creativo, articolato in diverse scosse, che vede coinvolti oltre cinquanta artisti.



Il progetto prende inizio il 15 e 16 maggio 2008 con la Prima Scossa: un evento live che ha visto protagonista la Galleria pedonale di Via del Tritone, che per l’occasione e fino al 15 giugno, si è trasformata in un vera e propria sede espositiva, le cui opere - dal 17 giugno - andranno a decorare i giardini dell’Auditorium.


Il 20 maggio ha avuto luogo la Seconda Scossa nel Garage dell’Auditorium romano. Gli artisti hanno lavorato direttamente negli spazi a disposizione di cinque metri per cinque, allestendoli e decorandoli in varia maniera, realizzando opere site specific nell’arco di due settimane: la più grande installazione museale mai avvenuta in Italia. Oltre quaranta gli artisti coinvolti.


Dal 17 giugno al 31 luglio la Terza Scossa, articolata in tre spazi. Foyer, AuditoriumArte e Giardini. Il Foyer ospiterà le grandi opere, inedite o create per l’occasione, di circa quaranta artisti della Street Art italiana. L’AuditoriumArte ospiterà il progetto fotografico dell’artista Marina Alessi, nel quale ogni artista fotografato ha avuto l’occasione di intervenire sul proprio ritratto personalizzandolo. Un intervento trasversale che richiama sicuramente il concetto di tatuaggio o di intervento sul proprio corpo, anche se simbolico. Il Giardino, con le sculture/installazioni, ospiterà le opere di Paolo Baggiani, i pannelli dei writer, alcune installazioni e sculture dal forte impatto emozionale. E poi molto antro ancora: musica, incontri, magia . . .





Scala Mercalli ha come precendente artistico la mostra “Street Art Sweet Art” curata da Alessandro Riva per il PAC di Milano lo scorso anno.

Quest’anno maggiore attenzione è stata dedicata ai rapporti tra cultura urbana ed espressività artistica. Tutto ciò per dimostrare che in una forma d’arte estrema come la Street Art si può passare dal gigantismo al disegno maniacale, dal graffitismo alla cura del singolo particolare pittorico, tutto intriso di raffinatezze concettuali ed estetiche che fanno il punto della situazione del contesto contemporaneo.




Scosse progressive come sismi artistici correlati per ripensare lo spazio urbano, il disegno e la pittura, combinandosi con il contesto che lo vive, i rumori e la città.


L’arte urbana del resto si sviluppa in maniera spontanea, anche se su basi comuni e su ideali e canoni suoi propri, pur muovendosi, a volte, ai limiti del politically correct . . .


Scala Mercalli racconta l’insieme delle esperienze artistiche che sono succedute al writing ed al graffitismo metropolitano, e anche in ambito musicale si ambienta nei territori sonori derivati dalla cultura hip hop.

Nasce così Scala Mercalli Sound (SMS), la sonorizzazione ad hoc degli ambienti espositivi, colonna sonora ideale per i lavori esposti. Un cd inedito raccoglierà le tracce musicali e sarà distribuito insieme al catalogo della mostra.


Michele Nero

giovedì 8 maggio 2008

Con l'arte, da disabile a persona





Presentazione del volume


Con l'arte, da disabile a persona




MOSTRARE, SVELARE, COSTRUIRE, LIBERARE PENSIERO, INTELLIGENZA, SENTIMENTO




A cura di: Simonetta Lux, Antonella Antezza, Cristina Cannelli, Alessandro Zuccari


Gangemi editore, Roma 2007


Martedì 13 maggio, ore 18.00


Sala della Protomoteca in Campidoglio, Roma
Martedì 13 maggio alle ore 18.00, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, verrà presentato il volume a cura di Simonetta Lux, Antonella Antezza, Cristina Cannelli, Alessandro Zuccari "Con l'arte, da disabile a persona. Mostrare, svelare, costruire, liberare pensiero, intelligenza, sentimento".Interverranno: Ambrogio Spreafico, Rettore Pontificia Università Urbaniana; Elisa Montessori, pittrice; Giuseppe Ducci, Direttore U.O.C. Psichiatria - S. Filippo Neri.Saranno presenti gli autori e gli artisti.In occasione della presentazione del volume verrà proiettato in anteprima il video Transfotografico di Dan.rec.Con l´arte,da disabile a persona racconta attraverso 20 storie emblematiche di persone inserite nei Laboratori artistici della Comunità di Sant´Egidio, come sia possibile mostrare, svelare, costruire, comunicare e liberare il pensiero, l´intelligenza, il sentimento di persone considerate a torto prive di tali potenzialità e per questo normalmente marginalizzate, se non recluse.Come sostiene Simonetta Lux nel suo saggio introduttivo "l´azione del gruppo de Gli Amici della Comunità di Sant´Egidio, si dà attraverso un sentimento/metodo, composto di relazione amicale disinteressata ( che i disabili chiamano "amore"), di educazione e inserimento educativo anche con tecniche più avanzate atte a sconfiggere gli impedimenti fisico-psichici alla comunicazione del proprio pensiero: con la finalità della valorizzazione individuale attraverso la sollecitazione di una azione critica e partecipativa verso gli altri "altri" del mondo, sulle grandi questioni collettive dell´umanità attuale contemporanea. Ma tale azione ha compreso e comprende tuttora anche delle sollecitazioni istituzionali e -perché no- politiche, volte ad istituire nuove leggi o norme che concretizzino rendano vera la meta ultima della affermazione del principio dell´uguaglianza e dell´inclusione.

Questo sentimento/metodo, questa grande azione complessa è in un certo senso la grande specie di opera d´arte relazionale (per usare un termine che indica attualmente un preciso paradigma tra gli altri vigenti nella ricerca artistica attuale coniato da Nicolas Bourriaud) all´interno della quale si materializzano opere d´arte individuali a loro volta relazionate con processi di conoscenza e giudizio su se stessi e sul mondo.Come vedremo dalle biografie, dalle interviste, dagli scritti e dalle opere, insomma dal racconto che possiamo ricostruire di questo lungo processo che è naturalmente in pieno corso ed aperto, gli uni "raggiungono",scoprono, catturano gli altri su un piano di reciprocità e parità, ora casuale ora mirato ed il primario scopo è raggiunto: la felicità di vivere, comunicare, agire, creare, abitare. In questi raggiungimenti e scoperte e accettazioni reciproche, ad un certo punto c´è la scoperta e la iniziazione al mondo dell´arte, alla storia prima e poi alla contemporaneità e alla pratica stessa del fare arte".

mercoledì 30 aprile 2008

TALENT PRIZE 2008

La Fondazione Roma, ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività, indice, in partnership con la rivista “INSIDEART”, organo di informazione e di opinione specializzato in arte contemporanea, il Premio Fondazione Roma Giovani Artisti-Talent Prize 2008.
A Roma, presso la sala delle conferenza stampa il prossimo 5 maggio alle ore 12.00, si svolgerà la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.
Si tratta di un concorso aperto a giovani artisti, fino all’età massima di 35 anni, che vogliano esprimere, attraverso forme diverse di arte visiva – pittura, scultura, fotografia, video installazioni – il proprio talento artistico.
“Il Premio Fondazione Roma Giovani Artisti – dichiara il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – è una delle molteplici iniziative di questa Istituzione nel settore dell’ Arte e cultura e rappresenta una occasione, cercata, fermamente voluta e costruita con entusiasmo, per favorire la creatività artistica ed affermare la centralità dell’arte nella sua dimensione universale, come strumento di dialogo, di incontro e confronto. Anche una occasione – continua Emanuele – per scoprire e valorizzare giovani talenti, che aspirano ad esprimere la propria fantasia, creatività e competenza artistiche e a conquistare un adeguato spazio nel mondo della cultura e delle arti”.

Le opere degli artisti che parteciperanno al concorso saranno sottoposte alla valutazione di una giuria composta dal Presidente Emanuele e da critici di rilevanza internazionale (Enrico Crispolti, Anna Mattirolo, Ludovico Pratesi, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Guido Talarico, Nicoletta Zanella). La stessa giuria procederà a scegliere le opere che verranno ammesse in finale. Una prima selezione su immagine digitale, una seconda selezione su opera originale e la valutazione complessiva del pregio artistico dell’opera, nonché delle competenze e qualità che emergeranno dal curriculum di ciascun partecipante, saranno i principali parametri di valutazione e selezione delle opere finaliste.
Al vincitore verrà riconosciuto un premio in denaro, sarà dedicato un apposito servizio sulla rivista “INSIDEART”, ed una scheda personale all’interno catalogo del Premio Fondazione Roma - Giovani Artisti 2008, appositamente redatto per l’iniziativa.
A conclusione del concorso, la Fondazione Roma allestirà presso le proprie sale espositive del Museo del Corso una presentazione pubblica delle opere dedicata ai finalisti e alle rispettive opere in concorso.
Sui siti http://www.museodelcorso.it/ e http://www.insideitalia.it/
è possibile reperire informazioni dettagliate e scaricare il bando completo per la partecipazione al concorso. Il termine ultimo per la presentazione delle domande di ammissione è il 15 luglio 2008.


Fondazione Roma
La Fondazione Roma è un ente privato che opera a sostegno del progresso economico e sociale della collettività. Essa è un soggetto attivo, per continuità dell’istituzione da cui proviene, nella storia delle opere generate dallo slancio verso le persone più bisognose e verso le necessità del territorio. Senza soluzione di continuità storica, si inserisce tra il Monte di Pietà di Roma, istituito nel 1539 al fine di sconfiggere l’usura, e la Cassa di Risparmio di Roma, che non a caso lo incorporò nel 1937. L’identità di oggi è quella di una moderna operating foundation che agisce, secondo principi di solidarietà e sussidiarietà, a sostegno di cinque settori di grande rilevanza sociale: Sanità – Arte e cultura – Istruzione – Ricerca scientifica – Assistenza alle categorie sociali deboli. La Fondazione Roma recepisce ed applica il modello delle “Fondazioni Aperte”, che persegue come strategia operativa e con appassionato entusiasmo, anche attraverso preziose sinergie con gli stakeholder del territorio di riferimento, dando risposte in modo efficiente, flessibile, dinamico e trasparente alle esigenze della collettività.

Per ulteriori informazioni:
Fondazione Roma

Via Marco Minghetti, 17
00187 Roma
Tel. 06/6976450
http://www.museodelcorso.it/
info.talentprize@fondazioneroma .it
talentprize@insideitalia.it